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Ercolina (Lillina) Milanesi Arzani - Dolci, tristi ricordi

 

Asti in vetrina,

Quei tristi ricordi della guerra civile

Nelle memorie di Ercolina Milanesi, le sanguinose vicende di una guerra vissuta dalla parte “sbagliata” a Nizza Monferrato Quei tristi ricordi della guerra civile.


Domenica 28 Ottobre alle ore 17 verrà presentato, in anteprima nazionale, a Nizza Monferrato, presso l’Oratorio della Santissima Trinità sito in via Cordara, il romanzo autobiografico DOLCI TRISTI RICORDI. Autrice è Ercolina Milanesi (Lillina per gli amici) nativa di Nizza Monferrato ma trasferitasi altrove tanti anni fa, molti dei quali trascorsi prevalentemente a San Remo. Ercolina Milanesi è una stimata giornalista,
collaboratrice e free-lance con articoli pubblicati su diversi quotidiani nazionali quali “Il Popolo d’Italia”, “La Prealpina”,
“Rinascita”, “Libero”, “Il Giornale d’Italia”, “Il Secolo XIX”, “La Voce di Parma”, ecc..
Le vicende narrate in DOLCI TRISTI RICORDI sono ambientate, inizialmente, nei comuni di Montalto Pavese (PV), Nizza Monferrato (AT) e Cittiglio (VA) ove la giovane Lillina trova rifugio assieme alla madre e al fratello nel tentativo di sfuggire alle angherie della Seconda Guerra Mondiale. Ciò non impedisce, comunque, che la famiglia di Lillina viva terribili tragedie familiari quali: l’uccisione dello zio Ernesto da parte dei partigiani nell’astigiano e la carcerazione della madre per ideologia politica a Milano.
La fine della guerra fortunatamente porta un po’ di serenità a Lillina e alla sua famiglia. Dopo la permanenza a Cittiglio e a Nizza Monferrato alla nostra protagonista si aprono le porte di Londra: nella capitale inglese Lillina troverà l’amore tra colpi di scena e vicende singolari.
Ma il destino busserà ancora alla sua porta e le imporrà nuove sofferenze che preludono a un finale a sorpresa del romanzo.
In questo romanzo, come del resto è nelle peculiarità delle vicende autobiografiche di un certo rilievo, l’emotività è molta: alcune situazioni paiono essere state “vissute” più di altre sulla pelle della protagonista. Di tale coinvolgimento ne trae vantaggio tutta la struttura del romanzo che fin dalle prime pagine entra nel vivo della narrazione: senza molti preamboli Ercolina Milanesi ci narra “l’odissea” di una famiglia fascista tra sfollamenti e persecuzioni all’indomani dell’8 settembre 1943. Lei adolescente, fortunatamente, non vive in prima persona sofferenze fisiche ma è vittima degli stati emotivi connaturati all’uccisione dello zio e alla carcerazione della madre.
In questi passi la narrazione dei fatti è alternata dal commento degli stessi: qui è sempre vivo il rancore per i torti subiti e il giudizio di quegli eventi non può prescindere dalla criminosità di alcune azioni partigiane che un’autorevole retorica ha cercato per anni di minimizzare facendo forza sulla presunta bontà degli ideali che esse perseguivano.
Quali che siano i “buoni” e i “cattivi” fatto sta che la sofferenza fisica ed emotiva regna sovrana nelle prime pagine del romanzo e lo caratterizza a tal punto che tutto il proseguo dello stesso è una più o meno inconscia e continua ricerca della felicità che la protagonista insegue prima in Italia e poi in Inghilterra. Tra esaltanti colpi di scena solo l’ultima pagina del romanzo darà l’ardua sentenza, ovvero se tra dolci e tristi ricordi Lillina vivrà, in ultimo, anche l’ambito lieto fine.

 

Il suo libro, che apparentemente sembra inserirsi nel filone della memorialistica e dell’autobiografismo, probabilmente si prefigge anche un qualche messaggio, qualche motivazione in più. Quali?
Non mi prefiggo nessun messaggio in particolare. Il mio e’ un racconto di vita e di esperienze personali che, a tratti, sfidano o stridono con i racconti politicamente corretti della storia ufficiale inerente quel periodo sensibile che fu la Repubblica Sociale Italiana.

 

Lei, come molti altri bambini, ha subito la violenza degli anni di Guerra Civile. Da grande ora questi bambini spettatori raccontano: lei come Laurana Laiolo, anche se da versanti opposti. Pensa che l’esperienza diretta possa aiutare veramente a capire storicamente quegli anni, oppure in Italia c’è ancora oggi troppo “reducismo” da entrambe le parti per potere esprimere un giudizio sereno sulla Guerra Civile?

Io non ho subito le violenze della guerra civile ma le violenze perpetrate da una delle parti in campo. Ma la mia famiglia
sì. Questo per dovere di precisione. Non è che la mia esperienza possa spiegare da sola la storia di quegli anni. La mia è solo una delle tante storie attorno alla quale c’è stato silenzio e non sono stati costruiti mausolei alla memoria. Non
credo che in Italia ci sia troppo reducismo e quello che esiste non mi da fastidio. Da fastidio, invece, il reducismo basato sulla vulgata resistenziale che pretende di rappresentare il passepartout della democrazia mentre, invece, fu la madre di tutte le furbizie e dei più efferati orrori.

 

“Dolci tristi ricordi”: della sua vita nell’astigiano durante la guerra, qual è stato il ricordo più triste e quale invece quello più dolce?
Vedere il dolore dei miei nonni quando hanno saputo che il loro figlio Ernesto era stato seviziato e seppellito vivo dai partigiani. Questo è un ricordo indelebile e triste. Quello più dolce l’affetto e l’amore dei miei cari nonnini che non mi è mai mancato.

 


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