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Ercolina (Lillina) Milanesi Arzani - Dolci, tristi ricordi Diciamo subito che “Dolci tristi ricordi” sembra un romanzo autobiografico, nel quale l’autrice, nostra apprezzata collaboratrice, ha trasfuso, sia pure sfumandole, le proprie esperienze di vita vissuta. E’ un dialogo intimistico, una sorta di autoconfessione, che si va facendo di momento in momento sempre più interessante ed apprezzabile. Dopo un ritorno-raccontato con la maestria derivante dalla vita vissuta- alle prime esperienze dell’infanzia trascorsa in una famiglia di fascisti, devoti al Duce e come tali esposti dopo la (cosiddetta) liberazione alle soperchierie dei partigiani, vediamo chiaramente esposto lo svolgersi di una intera esistenza. La partenza per Londra, la vita spensierata nella grande città, le brevi escursioni a Parigi, il successivo amore con un giovane americano conosciuto in altri tempi. Poi, il matrimonio, finito anzitempo per la prematura morte del marito in un attentato. Poi ancora la disperazione, accresciuta anche dalla morte della madre. La protagonista ora torna a Londra, dove scopre che il marito si era finto morto per nasconderle la sua sopravvenuta cecità. Così tutta la sofferenza, come icasticamente annotato da altro recensore, si cancella nel ritorno a casa, tra le braccia dell’uomo che ama. In sostanza, è una storia al contempo di amore e di pazienza, anzi di pazienza e di amore. E’ la storia di una donna che vive, che evolve, che talora si racchiude in se stessa, ma che sempre tende verso l’alto, verso il superiore, alla ricerca di qualcosa che la travalica ma che la pervade tutta. Ottima, non ricercata, chiara ed essenziale, l’espressione della lingua.
ENRICO BELARDINELLI Giornalista
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