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Ercolina (Lillina) Milanesi Arzani - Dolci, tristi ricordi

Interviste: Maurizio Martino

PERCHE’ LILLINA MILANESI A NIZZA MONFERRATO?

Il perché di questa visita di Lillina si può spiegare con due passi celebri di due grandissime firme, rispettivamente, della narrativa e del giornalismo italiano del XX secolo: Cesare Pavese e Indro Montanelli; nel leggerle mi permetto di dedicarli entrambi alla nostra ospite:

Così questo paese, dove sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di tanto. (…) Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Queste parole tratte dal celebre romanzo “La luna e i falò” di Cesare Pavese sono un omaggio a quelle anime sensibili che come Lillina hanno provato e vissuto emozioni forti (purtroppo non sempre positive) nella propria terra natia; emozioni che ora a distanza d’anni rivivono nei propri ricordi con l’immutata intensità di un tempo. Poco importa che in mezzo ai due periodi siano trascorsi decine d’anni, che la vita abbia portato costoro a viaggiare e vivere in Paesi stranieri o in città italiane più prestigiose della natia Nizza Monferrato, le persone come Lillina hanno le radici e prima o poi queste ritrovano sempre la propria terra. Ciò spinge queste persone, che hanno vissuto una vita che in fondo è già un romanzo, a non tracciare una riga d’errore sulle prime giovanili vicende ma a saperle sapientemente riproporle a distanza d’anni ricche di quelle emozioni di un tempo mai sopite e mai dimenticate. Lillina ha fatto di più: queste emozioni non solo le ha narrate oralmente a chi come me ha avuto l’occasione di ascoltarle, ma le ha riportate in un romanzo autobiografico che non rinnega il suo passato dolce e triste a Nizza Monferrato. Ma a questo punto dopo aver lasciato il proprio paese, dopo averlo narrato per sentirlo ancora vicino, perché il cerchio si chiuda: ovvero perché si possa riabbracciare quasi fisicamente quanto di più bello ivi si è lasciato altro non si può fare che tornare…. perché il tempo passa ma nel tuo paese, o meglio nella tua Nizza Monferrato, Lillina c’è sempre stato e sempre ci sarà qualcosa di tuo che anche quando non c’eri è restato ad aspettarti pronto a ricongiungersi a te tutte le volte che come oggi farai qui ritorno…..Bentornata Lillina tra noi a Nizza Monferrato.

La seconda dedica letteraria che faccio a Lillina è tratta dalla “Storia d’Italia – L’Italia della Guerra Civile” di Mario Cervi e Indro Montanelli. Quest’ultimo nell’Avvertenza così scrive:

(…) noi crediamo che, a quarant’anni di distanza, sia tempo di fare Storia e di farla fuori dai miti e delle leggende. In realtà il titolo avrebbe dovuto essere non L’Italia della, ma delle guerre civili, perché non una sola, ma molte se ne intrecciarono in quel periodo. Ci fu quella del Regno del Sud contro la Repubblica Sociale del Nord; ci fu quella degli antifascisti contro i fascisti, che divise le famiglie e le coscienze; e ci fu quella degli antifascisti tra loro per il tentativo comunista di assumere l’esclusiva della lotta al fascismo facendo fuori, in nome di essa, tutti gli altri.

Già questo intreccio di fili e filoni basta a togliere ogni fondamento e credibilità al giudizio sommario con cui finora si è preteso distinguere l’Italia “buona” cioè quella degli antifascisti, dall’Italia “cattiva”, cioè quella dei fascisti.

(…) Tutto si mescolò in quei mesi di trambusto, di umiliazione e di violenza. E noi non abbiamo la pretesa di essere riusciti a distinguere il grano dal loglio, in nero dal bianco, il bene dal male, anche perché nemmeno noi sappiamo con esattezza cosa fu il bene e cosa fu il male. Abbiamo solo la certezza di esserci posti di fronte a questa ingarbugliatissima matassa senza pregiudiziali di sorta, pur consci che, così facendo, avremmo scontentato tutti.

Anche noi oggi dobbiamo porci senza pregiudiziali perché Lillina in Dolci Tristi Ricordi ci propone, estraendola dall’immensa matassa del biennio bellico 43-45, una vicenda personale di sofferenza e morte che ha avuto per protagonista suo zio Ernesto reo di essere un fascista. Io personalmente l’ho già fatto da tempo, ho abbandonato ogni pregiudizio, e oggi posso dire che ringrazio Lillina per aver narrato nel suo romanzo questa triste vicenda, non perché sia più significativa di altre avvenute a migliaia in quegli “anni bui” ma, perché è una testimonianza di quegli innumerevoli abusi che immancabilmente e tragicamente accompagnano gli eventi bellici. Parlarne ora a più di sessant’anni di distanza, non serve a dare vigore a vecchi rancori, a appagare un qualche senso di vendetta, o di rivalsa nei confronti di chi se ne è reso tristemente artefice ma, serve, invece, ad alimentare la coscienza civile di chi come me quelle esperienze, fortunatamente, non le ha vissute, ma dalla narrazione delle quali può capire che nessuna ideologia e nessun ideale possono calpestare mai così impunemente la vita umana. Solo se riusciremo a valutare la meschinità di quelle azioni criminali che, da qualunque fronte provengano, non possono mai essere giustificate da alcun alto obiettivo o fine ultimo perseguito, allora, tutte quelle tragiche morti non saranno avvenute invano ma saranno una pietra miliare utile per costruire una società migliore, scevra degli errori del passato. Purtroppo i troppi fatti di cronaca nera che ogni giorno avvengono in questa nostra società dimostrano che la lezione non è stata ancora compresa e che il cammino da percorrere è ancora lungo e io, perciò, mi auguro che oggi Lillina narrandoci questa vicenda possa aiutarci a fare un passo in avanti in tale direzione.

 

                                                                                                        Maurizio MARTINO

 


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