Premessa
Quelli che riporto sotto
sono un articolo di
Ercolina Milanesi
("Il 25 aprile, giorno di lutto")
e il mio successivo commento ("Il
mio 25 Aprile") che sono stati pubblicati in un
forum di "Legno Storto".
Il brano di
Ercolina Milanesi
è la testimonianza di una persona che purtroppo, come tante altre,
ha subito gravissime ingiustizie solo per il fatto che stava
dall'"altra parte" al momento della liberazione.
Invito tutti a leggere questo articolo ("Il
25 aprile, giorno di lutto") per
non dimenticare che
furono commesse gravissime ingiustizie anche da parte di troppe
persone che si sono poi erette "campioni della libertà".
Potrebbe capitarVi, leggendo il mio vecchio post "La
Resistenza e gli ipocriti",
di cogliere una sorta di contraddizione rispetto a ciò che ho
scritto nel commento "Il mio 25 Aprile". Ebbene vorrei subito
togliere ogni dubbio precisando che, per me, le parole "partigiano"
e "Resistenza" rappresentano valori ben diversi da quelli che hanno
mosso gli assassini di cui
Ercolina Milanesi
ha parlato e che in quel mio post ho definito "cani sciolti".
Per Resistenza intendo infatti quella
combattuta da quei partigiani che agirono senza dimenticare i
princìpi di umanità e giustizia verso i
"nemici" di allora.
Il 25 aprile,
giorno di lutto
(di
Ercolina Milanesi)
Rimarrà stupito, qualcuno, del
titolo che ho dato a questo mio scritto, ma per me è veramente un
giorno indimenticabile, di terrore, perché a Milano ho assistito a
delle atrocità spaventose, anche in famiglia. I partigiani
garibaldini comunisti sono entrati in casa mia, hanno preso la mia
mamma e con il mitra mi hanno sbattuto contro il muro. Mia madre, lo
seppi molto tempo dopo, fu portata nelle carceri di San Vittore, in
una cella, stipata all’inverosimile, uomini
e donne, con un bugliolo per tutti e per due giorni senza acqua e un
pezzo di pane, inoltre sempre in piedi data l’angusta cella. Dopo
la portarono nelle famigerate scuole di
via Palmieri, famose per le torture
perpetrate ai fascisti. Mia madre fu torturata, stuprata e tutti i
giorni portati per le vie di Milano su un camion e i milanesi
buttarono loro addosso escrementi umani,
vasi da notte, oggetti contundenti. Gli stessi cittadini che pochi
giorni prima al Lirico, nell’ultimo discorso del Duce lo osannavano
a non finire.
Tutto ciò perché mia madre era di famiglia fascista e non aveva
fatto nulla di male.
Mai. Solo vendette personali ci furono in quel periodo, anche la
morte di mio zio Ernesto, fratello di mia madre, 30 anni, seviziato,
rotto gli arti e seppellito vivo.
Oggi Ciampi
ha osannato i partigiani come degli eroi, ma i nostri ragazzi di
Salò che sono andati a combattere sapendo
che andavano incontro alla morte, cosa sono?
Ero una ragazzina, ma non potrò mai
dimenticare e perdonare le efferatezze compiute dai partigiani
comunisti. Perché non si parla di questo?
Perché non si racconta, come visto con i miei occhi, andare nelle
case, prendere della povera gente, che aveva solo la colpa di avere
un ideale e portarli sulla via e sparare diversi colpi di fucile sia
su donne, uomini e bambini?
Non racconto storie, non sono
bugiarda ma è la pura verità e penso chi mi
legga possa capire il mio odio viscerale verso i partigiani e
ripeto questo, per noi, sporchi fascisti, è un giorno di grave
lutto.
Piazzale Loreto rimarrà in eterno
la vergogna di un popolo criticato da tutti i Capi di Stato per le
aberrazioni compiute e il linciaggio su dei poveri cadaveri.
Ecco chi sono
gli italiani sinistroidi: assassini, vigliacchi che non hanno
ragione di vivere, perché la crudeltà vista a Milano è impossibile
descriverla e quelle vie lorde di sangue,
corpicini di bimbi straziati da una pallottola, vecchi e
giovani riversi nel sangue e donne stuprate sulla strada sono
ricordi incancellabili. Ed io non potrò mai perdonare, perché non si
può, ne si deve.
Il
mio 25 Aprile
(commento all'articolo di
Ercolina Milanesi)
Gentile signora Ercolina, sono stato anch'io un partigiano ma so
bene di cosa sta parlando e confermo la veridicità dei fatti che ha
raccontato. Le scrivo per dirLe che
comprendo il Suo dolore e spero accetterà la mia testimonianza di
uomo che ha vissuto quei giorni sull'"altra sponda".
Il 25 aprile per me è da sempre un'occasione sia di gioia sia di
dolore.
Gioia per la fine di un regime oppressivo, violento e
totalitario.
Dolore
per le nefandezze di cui troppi "nuovi vincitori" si sono macchiati.
Fatti come quelli che Lei ha raccontato non vengono purtroppo quasi
mai ricordati, specie da parte dell'attuale sinistra che, a partire
già da quei tempi, continua a monopolizzare la Resistenza
attribuendosi tutti i meriti e nascondendo abilmente le porcate di
cui si è macchiata.
Comprendo bene il suo "odio viscerale" proprio perché è lo stesso
che anch'io ho provato essendo stato testimone
di atti del tutto simili compiuti da parte di persone
militanti nel fascio.
Mi sono arruolato come partigiano quando ero poco più che un ragazzo
per combattere un fascismo di cui avevo
conosciuto la violenza, i soprusi e il clima di terrore che aveva
instaurato.
Ricordo ancora come nel mio piccolo paese si
consumarono grandi tragedie a causa del regime.
La caserma dei carabinieri era stata adibita a luogo
di interrogatorio e tortura per le
persone sospettate di essere contro il fascismo.
Da questo luogo si diffondevano, a tutte le ore del giorno e della
notte, le grida strazianti di individui
picchiati selvaggiamente e a cui si arrivava anche a strappare i
denti dalla bocca (solo per fare un piccolo esempio). Le persone che
abitavano nelle case circostanti, per evitare di impazzire
nell'ascoltare quello strazio, appena poterono fuggirono dalle loro
case cercando ospitalità da parenti.
I tempi successivi alla liberazione furono un vero e proprio
"periodo oscuro". La gente, specie chi aveva subito violenze sulla
propria persona o in famiglia, era letteralmente
accecata da un odio feroce
contro tutti quelli che avevano fatto
parte del regime.
In tanti, partigiani e non, si fecero giustizia da soli. A volte ci
rimisero anche coloro che, pur aderendo al fascismo, non si erano
macchiati direttamente di certi fatti e che anzi avevano addirittura
aiutato, salvandolo da una brutta fine, chi si opponeva al regime.
Per quello che ho avuto modo di
conoscere, furono atti di pura e cieca vendetta dove spesso
l'ideologia non c'entrava nulla.
Fu purtroppo applicata la legge "occhio per occhio, dente per
dente". Furono commesse
ingiustizie per vendicarsi di altrettante
ingiustizie subìte.
E a queste vendette si unirono purtroppo
i soliti voltagabbana: persone camaleontiche, sempre pronte a
saltare sul carro del vincitore.
Con tutto ciò non intendo giustificare
nessuna delle due parti ma solo esprimere la mia personale
interpretazione delle ragioni che spinsero a questo
grande odio non ancora sopito.
Un odio tenuto vivo ancora oggi proprio tramite il sistematico
insabbiamento dei crimini commessi dai
"vincitori". Un odio che ha fatto vittime soprattutto tra innocenti
di entrambe le parti.
Per tutti questi motivi mi piacerebbe che il 25 aprile fosse vissuto
soprattutto come una giornata
della memoria, senza omissione alcuna, per ricordare
tutto il male che noi italiani ci
siamo fatti e per evitare che si possa ripetere.
Un
caro saluto.
Partigiano William
http://www.partigianowilliam.blogspot.com/