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Intervista di Angelo D'Addesio a Ercolina Milanesi

 

Giornalista, scrittrice, pubblica nel suo sito, www.ercolinamilanesi.com, sferzanti articoli di attualità, senza risparmiare critiche a nessuno.

 

- Dottoressa Milanesi, Lei ha percorso il lungo cammino della destra italiana dal Dopoguerra ad oggi. Ma nell’epoca della globalizzazione e dell’Europa unita cosa significa essere di destra?

Oggi essere di destra significa poco o niente, Significa per lo più essere liberali e conservatori e, essendo noi oggi in epoca di globalizzazione, anche liberisti. Idee che tuttavia sono sposate anche da gran parte della sinistra.

- Lei è spesso critica verso Alleanza Nazionale e i partiti di centrodestra: cosa non digerisce del partito di Fini che, dopotutto, è l’erede della storia di Almirante?

Fin dal dopoguerra, con la formazione del MSI, si è sempre pescato nel torbido. Mi spiego meglio: Almirante che fu uno dei fondatori del partito, nonostante fosse stato un aderente della RSI, si è sempre dichiarato "di destra"  e mai "fascista" o "nazionalista". Questo è dovuto al fatto che la fondazione del partito fu  permessa dagli americani affinchè ci fosse un "movimento" o un "organismo" che convogliasse fra le sue fila tutti gli ex fascisti (che allora non erano pochi) e poter così tenerli sotto controllo tramite le sedi di partito e le tessere degli iscritti. Rifondare un partito a chiara denominazione "fascista" era proibito ed è per questo che il MSI si dichiarava "anti-comunista" (il che faceva sì parte del dna fascista sposando allo stesso tempo gli obiettivi atlantici) ma mai si dichiarò anti-americano, anti-inglese o anti-israeliano, anzi divenne orgogliosamente "pro-NATO" facendo gli interessi del nuovo padrone a stelle e strisce che ci aveva attaccato, bombardato ed aveva ridotto il nostro paese ad un mero vassallo a sovranità molto limitata con l'ausilio di una classe dirigente politica venduta e corrotta. Insomma anche Almirante saltò sul carro dei vincitori e diede un notevole contributo all'oblio ed alla disinformazione sul Fascismo, evitando che le nuove generazioni capissero che cos'era veramente quel grande fenomeno culturale, modernizzatore e rivoluzionario che rappresentava una "Terza Via" alternativa al comunismo ed al capitalismo selvaggio.  Personalmente non l'ho mai stimato appunto per le sue ambiguità e per queste posizioni politiche che rispecchiavano opportunismo e carrierismo sulla pelle di tanti Camerati morti per un vero ideale e un vero credo. Possiamo tranquillamente dire che Almirante fu, sebbene a posteriori, un classico traditore e voltagabbana.

Poi arrivò il tempo di Gianfranco Fini (conosciuto a Roma come "il tenentino" per via di quel soprabito stile british che lo accomunava al tenente Sheridan, fortunata serie poliziesca televisiva degli anni 60 con l'attore Ubaldo Lai). Ma solo i gonzi potevano considerare Fini un "fascista". Fu lui stesso a dichiarare che entrò nel MSI dopo aver visto fuori dalle sale cinematografiche romane i giovani di sinistra che impedivano l'ingresso agli spettatori per assistere al film "Berretti Verdi" con John Wayne. Un film che la sinistra, idiota come la destra, bollava come "fascista". Fini, come tanti altri che lo hanno seguito e che sono ora al governo, non ha mai avuto particolari simpatie per il lavoro e quindi tra una sede di partito e l'altra, tra una manifestazione e l'altra (durante le quali non era mai in prima fila), riuscì ad inserirsi furbescamente e a fare carriera facendosi notare da Almirante grazie alle sue indiscusse doti di oratore (anche se Fini, se lo si ascolta con particolare attenzione, di nuovo o di rivoluzionario non dice niente, ma lo dice bene).

Fini non è amato da nessuno perché si è dimostrato ancora peggio di Almirante. Ha smentito e sconfessato spudoratamente se stesso per puro opportunismo politico e quindi questo lo rende un vero servo dei poteri forti di stampo atlantico e massonico. Le sue dichiarazioni "anti-fasciste" , espresse in varie occasioni, lo rendono insopportabile solo a guardarlo. Penso che un anti-fascista abbia più rispetto per un fascista che non ha mai rinnegato la sua idea, piuttosto che per un individuo disposto a travestirsi in tutti i modi per obbedire al padrone di turno.

- E di Berlusconi?

Berlusconi è un classico liberale, conservatore e liberista. Non mi piace. Troppo filo-americano e filo-israeliano. Un oligarca che mischia populismo e liberismo in un cocktail imbevibile. Comunque è un'altra persona asservita ai poteri forti della UE e degli USA.

- Quali sono secondo Lei le problematiche urgenti del nostro Paese e come valuta la capacità d’intervento della classe dirigente italiana?

Le problematiche urgenti del nostro paese sono ormai numerosissime e, personalmente, credo che abbiamo passato il punto del non ritorno, almeno fintanto che esisterà l'attuale classe politica (destra o sinistra che sia). La sola possibilità  sarebbe la venuta di un uomo forte che catalizzi consenso popolare, che porti l'Italia fuori dalla UE, da Schengen, dal Trattato di Maastricht e di Lisbona, dalla NATO, che rimetta confini e dazi doganali e che rispedisca a casa tutte le basi USA che abbiamo sul nostro territorio. Ritiro immediato di tutte le nostre truppe dall'estero per essere impiegate nel Mediterraneo a contrastare le ondate immigratorie. Statalizzazione di tutti quei servizi ai quali i cittadini hanno diritto di accedere a prezzi calmierati (acqua, gas, luce, telefonica, ferrovie, trasporti marittimi e aerei). Socializzazione delle imprese (come da decreto del Gennaio 1944).

Emissione della moneta da parte dello Stato Italiano e non da parte della BCE o della Banca d'Italia. Nazionalizzazione della Banca d'Italia.

Sostegno alle imprese private italiane onde evitarne la loro delocalizzazione all'estero. Tutela del mercato nazionale con la introduzione di dazi verso quei prodotti e quei paesi dove il divario economico-salariale è troppo elevato. Potrei continuare a lungo ma preferisco fermarmi.

Certo una persona che intende fare queste cose e in più con l'appoggio popolare, probabilmente non camperebbe a lungo e, tutto sommato, non so se gli italiani lo meriterebbero, visto come sono andate le cose una sessantina di anni fa.

- Politica internazionale: negli Stati la crisi economica, la Russia ruggisce ed in mezzo l’Europa unita: come vede il futuro del nostro pianeta?

La colpa è della globalizzazione liberista che non prevede più confini, nazioni-stato, flussi economici illimitati, merci che entrano ed escono ovunque. Ma in verità il grosso vantaggio è per le grosse multinazionali che hanno la forza di spostarsi ai quattro angoli del pianeta senza limiti e problemi, facendo cadere ogni equilibrio all'interno di ogni singola nazione che le garantirebbe una crescita omogenea e razionale nel solo interesse dei propri cittadini. Multinazionali il cui PIL è spesso superiore al PIL di vari stati, che hanno un potere finanziario e ricattatorio gigantesco, che possono permettersi eserciti privati e che spesso sostituiscono i governi nelle decisioni economiche. La Russia ruggisce perchè Putin è rimasto uno dei pochissimi "nazionalisti" su questo pianeta e questo non piace agli USA che stanno cercando di accerchiare la Russia con una cintura di novelli paesi membri della NATO con relativi armamenti ai confini e con rivoluzioni colorate (vedi Ucraina e Georgia) finanziate da veri criminali dello stampo di George Soros e di altre "fondazioni" legate allo stesso obiettivo.

L'Europa in mezzo si sta comportando da prostituta dando un colpo al cerchio e uno alla botte nella speranza di non perdere nessuno dei due interlocutori in combutta tra loro.

L'Europa però obbedirà sempre allo Zio Sam e le sue sterili mediazioni le consentiranno di raccogliere solo le briciole e gli avanzi, proprio come la iena dopo che il leone si è mangiato il piatto forte.

Il futuro del pianeta non lo vedo roseo, affatto, però la speranza è sempre l'ultima a morire e se c'è una cosa che mi rende un tantino più ottimista è il fatto che, prima o poi, ogni virus sviluppa gli anticorpi che lo renderanno innocuo.

- In più occasioni Lei è stata critica verso l’immigrazione di gente dalla fede islamica. Perché?

I popoli di fede islamica sono troppo diversi da noi, in tutto. Sia ben chiaro io rispetto la loro religione ed il loro modo di vivere (anche se, come cattolica e italiana, non lo condivido), purchè lo pratichino a casa loro, nell'ambito dei loro confini nazionali. Tutto quì. Il multiculturalismo e la multietnicità portano all'asfissia della società ed ad un suicidio sociale di massa tipico, fra l'altro, delle democrazie, che sono incapaci di combattere i loro avversari perchè deboli e succubi del buonismo e del solidarismo.

Inoltre le ondate migratorie a cui l'Europa è soggetta da una quindicina d'anni sono "pilotate", cioè vengono create in vari paesi delle condizioni socio-economiche (la cui matrice è sempre liberista) affinchè buona parte delle loro popolazioni migri verso di noi, verso un'Europa che deve diventare gravida di problemi di ogni genere al fine di rallentarne la corsa economica ed il suo affermarsi sui mercati mondiali. Più immigrati avremo e più "diluita" sarà la nostra società, più divisa sarà al suo interno, più lacerazioni ci saranno e più caos avremo nei centri urbani. Un popolo diviso in tutto e su tutto sarà facilmente ricattabile e controllabile, mentre un popolo unito in un unico spirito nazionale non si lascia incantare da nessuno e tira dritto per la sua strada.

- E’ giusto contrapporre al radicalismo islamico la laicità dello Stato o l’identità cristiana?

E' giusto contrapporre l'identità cristiana. La laicità dello stato in questo caso diventa una posizione "imparziale" che non attacca e non difende nessuno. Un come dire:

"io sono laico, fate come volete". Un classico modo di non intervenire per paura o per debolezza. Ma il laico in un radicalismo islamico maggioritario o vincente non ha possibilità di sopravvivenza perchè è considerato alla stregua di un ateo o di un infedele.

 

La ringrazio, dottoressa  Milanesi.

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