pagina web di Ercolina Milanesi

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I miei studi storici

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Il potere in America

 

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I poteri dell’uomo comune sono limitati dal mondo quotidiano in cui vive e anche in questo mondo ( lavoro, famiglia, amici)egli sembra mosso da forze che non può né comprendere, né controllare.  “ I grandi cambiamenti”sfuggono al suo controllo, anche se influiscono sul suo comportamento e sul suo modo di vedere le cose. La società moderna dà all’uomo comune delle prospettive che non sono sue: da ogni parte poi premono cambiamenti tali da costringere l’uomo e la donna che costituiscono la massa a sentirsi senza scopo, oltre che senza potere.

Però non tutti gli uomini possono definirsi comuni, in questo senso.

Con la centralizzazione dei mezzi di informazione e del potere, nella società americana certi uomini vengono ad occupare posizioni dalle quali, per così dire, sono in grado di “guardare dall’alto “ e di influire profondamente con le loro decisioni sulla vita quotidiana di uomini e donne comuni. Non sono determinati dal loro lavoro, possono fare e disfare il lavoro di migliaia di altri uomini; non conoscono il limite delle responsabilità familiari alle quali possono sempre sottrarsi. Anche se vivono in una casa o in un albergo, non si legano ad alcuna comunità. Non debbono affrontare i problemi del giorno o dell’ora; in una certa misura sono loro che creano questi problemi e costringono altri ad affrontarli. Facciano o no professione pubblica del potere che detengono, di fatto hanno una esperienza tecnica e politica di gran lunga superiore a quella che ha la massa. Gli americani potrebbero ben dire della loro élite ciò che Jacob Burckhardt disse dei “ grandi uomini”: “ essi sono tutto ciò che noi non siamo”. Il culmine del potere è composto di uomini che si trovano in posizioni tali da poter trascendere l’ambiente dell’uomo comune; le loro decisioni hanno conseguenze più vaste. Stanno a capo delle alte gerarchie e delle organizzazioni della società moderna; dirigono i grandi gruppi economici; muovono la macchina dello stato e ne rivendicano le prerogative; comandano le forze militari. Occupano quelle posizioni strategiche della struttura sociale, in cui sono attualmente accentrati gli strumenti del potere, la ricchezza, la celebrità. Consulenti,, consiglieri, portavoce, esperti dell’opinione pubblica formano uno stato maggiore che spesso guida il loro stesso pensiero, le loro decisioni più importanti.Subito sotto l’élite dominante stanno i politici di professione che esercitano il potere a livello medio, nel Congresso e nei “ gruppi di pressione “, nella vecchia o nella nuova classe dirigente di una città grande o piccola o di una regione. Mescolate ad essi stanno le celebrità, la cui professione è quella di stare in mostra,e, finchè restano celebrità, non sono mai in mostra abbastanza. Pur non essendo alla testa di alcuna gerarchia dominante, queste celebrità riescono spesso a distrarre l’attenzione del pubblico, o ad impressionare le masse, o a dire direttamente una parola all’orecchio di coloro che detengono il potere.

Alcuni hanno avvertito, ad esempio il dominio dei militari e ne deducono che generali ed ammiragli devono avere un potere enorme. Hanno sentito dire che il Congresso ha lasciato a un pugno di uomini decisioni che possono portare alla guerra o alla pace. Sanno che la bomba atomica fu lanciata sul Giappone in nome degli Stati Uniti d’America, ma su questo punto non fu mai chiesto il loro parere. Si rendono conto di vivere in un’epoca di grandi decisioni, ma nessuna decisione dipende da loro. Così si fanno un’idea che al centro della nostra storia , ci debba essere una potente èlite la quale decide o si astiene dal decidere.

Nell’ambito della società americana il più ampio potere risiede, ora, nei settori economico, politico e militare. Non esiste famiglia che abbia sugli affari nazionali il potere che ha un grosso gruppo economici; non c’è università che abbia il potere del Consiglio nazionale di sicurezza. Le istituzioni religiose, educative e familiari non sono centri autonomi del potere nazionale; al contrario sono ambiti periferici.

Famiglie, chiese e scuole si adattano alla vita moderna; governi, eserciti, gruppi economici ne determinano l’indirizzo e riducono tutti gli istituti minori al rango di mezzi per i propri fini.

Gli istituti religiosi forniscono cappellani alle forze armate, dove servono ad accrescere l’efficacia del comandamento di uccidere. Le scuole selezionano e allenano uomini per i compiti che dovranno assolvere nei grandi gruppi economici e per le funzioni cui dovranno adempiere nelle forze armate. La rivoluzione industriale ha da tempo rotto la grande famiglia, dalla quale ora il figlio ed il padre vengono staccati, con la forza se occorre, quando l’esercito li chiama alle armi.

Le alte sfere dell’America d’oggi possono vantarsi di possedere, da un lato, il fascino erotico e brillante della celebrità e dall’altro il prestigio che emana dal potere, dall’autorità, dalla forza e dal denaro. Queste due gerarchie non sono del tutto prive di rapporti reciproci: l’èlite al potere non è così in vista come le celebrità, e spesso neppure lo vuol essere, il “potere” delle celebrità è invece proprio quello di attirare su di sé l’attenzione del pubblico. In America il pubblico corre dietro a una strana serie di idoli: coloro che si fanno idolatrare per professione sono quasi sempre piccoli esseri superficiali, frivoli clown, e chi sta al potere raramente è un modello d’uomo rappresentativo.

Il disagio morale diffuso tra l’èlite americana è perfettamente comprensibile ed è svelato da chi si rende conto di rappresentare l’America all’estero: all’estero il carattere ambiguo di tutto ciò che è americano si manifesta tanto attraverso gli americani che viaggiano per divertimento o per lavoro, quanto attraverso l’immagine che se ne fanno molti europei avveduti.

Le cariche pubbliche tendono a diventare, in America, cose futili o sinistre, volgari o prodigiose, legate ad una organizzazione del prestigio assai ristretta.

La èlite americana non è composta da uomini rappresentativi che per comportamento e carattere costituiscono dei modelli da imitare:non c’è nessun gruppo di persone con le quali il pubblico anonimo potrebbe identificarsi volentieri e con diritto. In questo senso fondamentale l’America è veramente senza capi. Tuttavia il pubblico è per natura così cinico moralmente e così scettico politicamente che si lascia trascinare dovunque senza vere conseguenze politiche.

Questa è una prova dell’estrema difficoltà di trovare nell’America d’oggi strumenti politici utilizzabili per scopi moralmente sani.

L’America, paese conservatore senza una ideologia conservatrice, si presenta al mondo come una potenza priva di giustificazione, basata sull’arbitrio, così come all’insegna del realismo, i suoi capi fanno uso di linguaggio sempre più “duro”sulle cose del mondo.

La seconda anima del comando è un’altisonante sciatteria. La retorica liberale e il conservatorismo hanno innalzato a propri principi l’indeterminatezza e l’irrazionalismo.

Gli uomini delle alte sfere non sono uomini rappresentativi. Le loro posizioni elevate non derivano da virtù morale e il loro successo favoloso non sta in alcun solido rapporto con i loro meriti. Gli uomini potenti e altolocati sono selezionati e formati attraverso strumenti elaborati da altri come loro, da coloro che detengono le fonti della ricchezza e muovono la macchina delle celebrità.Non si tratta di uomini selezionati e formati da una burocrazia legata al mondo della cultura, non si tratta di persone formate da partiti nazionali responsabili, in cui si discutano in maniera aperta e chiara gli argomenti che tutto il popolo americano si trova ora ad affrontare così impreparato, non si tratta di uomini che debbono fronteggiare con senso di responsabilità il controllo di una pluralità di associazioni libere, che stabiliscono un contatto tra il pubblico esercitato alla discussione e coloro che prendono le decisioni più importanti.

Detentori di un potere che non ha eguali nella storia umana, hanno fatto la loro carriera nell’ambito del sistema americano della irresponsabilità organizzata.

 

Tratto da “ La élite del potere” di C. Wright Mills.


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