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CREW FOR AFRICA

Il mio impegno per Crew for Africa
INIZIATIVA UMANITARIA
Sabato
10 Maggio 2008, alle ore 20h30, presso l’Oratorio di San Macario (provincia
di Varese) si è tenuta la prima cena di beneficenza di CREW FOR AFRICA il
cui obiettivo principale è di portare aiuti finanziari e materiali
all’ospedale italiano di Balbalà a
Gibuti (sito ufficiale:
www.crewforafrica.org)
CREW FOR AFRICA è un progetto che nasce dalla
volontà di un gruppo di piloti ed assistenti di volo per cercare di aiutare
le popolazioni che abitano le zone più povere di
Gibuti, sito nel Corno d’Africa.
Balbalà,
baraccopoli di 180.000 abitanti alla periferia di
Gibuti, è abitata da autoctoni e rifugiati dalle confinanti Eritrea,
Etiopia e Somalia. Le condizioni di vita della maggior parte di questa gente
sono al limite della sopravvivenza; nei villaggi c’è scarsità d’acqua e, la
poca che si trova è molto inquinata, il cibo è scarso e le possibilità di
coltivazione e pascolo sono minime a causa della
desertificazione della zona.
La maggior parte della popolazione è affetta
da malattie causate dalla malnutrizione e dalle scarse condizioni igieniche
oltre che dalle tradizioni locali (mutilazione genitale
femminile, conosciuta anche come infibulazione).
Fortunatamente,
all’interno del villaggio di Balbalà opera dal
1982, un ospedale italiano nel quale lavorano il Dottor Carlo
Astini, la D.ssa
Miriam Martinelli e la sua equipe.
L’ospedale nato come centro pediatrico infantile, ben presto è divenuto il
centro di riferimento per gli abitanti dei villaggi ed oggi cura un ampio
spettro di malattie.
Nei mesi di Dicembre 2007 e Gennaio 2008, CREW
FOR AFRICA, trovandosi a Gibuti, coadiuvata dal
Sig. Moussa Omar,
infermiere all’ospedale italiano di Balbalà e
punto di riferimento di tutti i villaggi circostanti, ha contribuito ad
aiutare l’ospedale e la popolazione fornendo beni di prima necessità come:
latte in polvere arricchito, viveri, stoviglie ecc. Tuttavia il loro lavoro
non si ferma qui, infatti CFA opera dall’Italia
per cercare di fornire un supporto continuativo all’ospedale con campagne di
sensibilizzazione e raccolte fondi.
A tal fine CFA entrerà a breve nella categoria
delle ONLUS, in questo modo chi donerà potrà godere
delle detrazioni fiscali previste dalla legge.
Un secondo progetto insegna alle donne come
costruire ed utilizzare i forni solari. Questi forni sono in grado di
cucinare quasi ogni alimento e, cosa importante, pastorizzare l’acqua. Essi
possono essere costruiti con materiali di fortuna o al massimo al costo di
un dollaro l’uno sono riutilizzabili e permettono
alle donne di potersi occupare dei bambini senza dover curare di continuo il
fuoco o la cottura. Il loro utilizzo è già stato sperimentato con successo
in diversi paesi africani quali Kenya e Sudan (Darfur).
Un terzo progetto prevede il sostegno al
Centro per lo sviluppo culturale (CDC) che si occupa dell’alfabetizzazione
e formazione informatica e di lingue.
Infine è in corso un progetto di “watsan”
(water sanitation) della zona
Doraleh, Djibouti,
da dove è partita un’epidemia di colera anche a causa dell’acqua inquinata
dei pozzi.
CREW FOR AFRICA vuole semplicemente
sensibilizzare le persone sulle condizioni di vita degli abitanti
di Balbalà e cercare
di raccogliere fondi o materiali (in particolare riso, farina, sale,
zucchero, latte in polvere) per aiutare questo popolo, gentile e fiero, a
riacquistare dignità.
Le persone che lavorano attivamente
nell’associazione sono:
MASSIMO FERRARI: l’ideatore dell’associazione
e Presidente.
MIRKO DELFINI: Organizzazione eventi.
EVA DE FRANSISCA: Pubbliche relazioni.
MAURO ARDENTI:
Traduzioni e cura del sito.
DANIELE MICCHELINO: Tesoriere.
CHIARA REBUCHINI E FEDERICA CORRIAS.
Un ringraziamento alla signora ERCOLINA
MILANESI, promossa MADRINA dell’associazione per
il suo impegno e soprattutto per aver creduto in questa opera umanitaria.
Per le donazioni:
HOPITAL DE
BALBALA
B.P.
669
REPUBLIQUE DE DJIBOUTI
Banque INDOSUEZ MER ROUGE
10
Place Lagarde – B.P.
88
DJIBOUTI
Conto
Corrente: 10 100033 0 300 0 00
SWIFT:
MRINDJJD
Causale versamenti:
DONAZIONE ALL’OSPEDALE DI BALBALA PER CONTO DI CREW FOR AFRICA
Per informazioni:
Miriam Martinelli
– Djibouti
Mail:
miriamartinelli@yahoo.it
Massimo Ferrari –
Italia
Mail:
maxfer70@gmail.com
Cell.:
339-2072773
Mauro Ardenti
– Italia
Mail:
mauro.ardenti@live.it
Daniele Michellino
– Italia (Tesoriere)
Mail:
mark330@hotmail.it
Eva De Francisca –
Italia (Resp.le
Relazioni Esterne)
Mail:
kighineva@libero.it
Mirko Delfini – Italia (Resp.le
Marketing ed Eventi)
Mail:
mirko.delfini@gmail.com
Referente per Varese e provincia.
Ercolina Milanesi
Tel.
0332 / 76 /73 / 64
Mail:
ercolinamilanesi@alice.it
ERCOLINA MILANESI
La Destra News, 9 giu 08
La Cultura della solidarietà, l'ospedale
italiano di Balbalà a Gibuti Segnala
Alcune settimane fa presso l’Oratorio di San Macario, in provincia di Varese, si
è tenuta la prima cena di beneficenza di CREW FOR AFRICA il cui obiettivo
principale è di reperire aiuti finanziari e materiali per l’ospedale italiano di
Balbalà a Gibuti (www.crewforafrica.org)
CREW FOR
AFRICA è un progetto che nasce dalla volontà di un gruppo di piloti ed
assistenti di volo per cercare di aiutare le popolazioni che abitano le zone più
povere di Gibuti, sito nel Corno d’Africa.
Balbalà, baraccopoli di 180.000 abitanti alla periferia di Gibuti, è abitata da
autoctoni e rifugiati dalle confinanti Eritrea, Etiopia e Somalia. Le condizioni
di vita della maggior parte di questa gente sono al limite della sopravvivenza;
nei villaggi c’è scarsità d’acqua e, la poca che si trova è molto inquinata, il
cibo è scarso e le possibilità di coltivazione e pascolo sono minime a causa
della desertificazione della zona.
La maggior parte della popolazione è affetta da malattie causate dalla
malnutrizione e dalle scarse condizioni igieniche oltre che dalle tradizioni
locali (mutilazione genitale femminile, conosciuta anche come infibulazione).
Fortunatamente, all’interno del villaggio di Balbalà opera dal 1982, un ospedale
italiano nel quale lavorano il Dottor Carlo Astini, la D.ssa Miriam Martinelli e
la sua equipe. L’ospedale nato come centro pediatrico infantile, ben presto è
divenuto il centro di riferimento per gli abitanti dei villaggi ed oggi cura un
ampio spettro di malattie.
Nei mesi di Dicembre 2007 e Gennaio 2008, CREW FOR AFRICA, trovandosi a Gibuti,
coadiuvata dal Sig. Moussa Omar, infermiere all’ospedale italiano di Balbalà e
punto di riferimento di tutti i villaggi circostanti, ha contribuito ad aiutare
l’ospedale e la popolazione fornendo beni di prima necessità come: latte in
polvere arricchito, viveri, stoviglie ecc. Tuttavia il loro lavoro non si ferma
qui, infatti CFA opera dall’Italia per cercare di fornire un supporto
continuativo all’ospedale con campagne di sensibilizzazione e raccolte fondi.
A tal fine CFA entrerà a breve nella categoria delle ONLUS, in questo modo chi
donerà potrà godere delle detrazioni fiscali previste dalla legge.
Un secondo progetto insegna alle donne come costruire ed utilizzare i forni
solari. Questi forni sono in grado di cucinare quasi ogni alimento e, cosa
importante, pastorizzare l’acqua. Essi possono essere costruiti con materiali di
fortuna o al massimo al costo di un dollaro l’uno sono riutilizzabili e
permettono alle donne di potersi occupare dei bambini senza dover curare di
continuo il fuoco o la cottura. Il loro utilizzo è già stato sperimentato con
successo in diversi paesi africani quali Kenya e Sudan (Darfur).
Un terzo progetto prevede il sostegno al Centro per lo sviluppo culturale (CDC)
che si occupa dell’alfabetizzazione e formazione informatica e di lingue.
Infine è in corso un progetto di “watsan” (water sanitation) della zona Doraleh,
Djibouti, da dove è partita un’epidemia di colera anche a causa dell’acqua
inquinata dei pozzi.
CREW FOR AFRICA vuole semplicemente sensibilizzare le persone sulle condizioni
di vita degli abitanti di Balbalà e cercare di raccogliere fondi o materiali (in
particolare riso, farina, sale, zucchero, latte in polvere) per aiutare questo
popolo, gentile e fiero, a riacquistare dignità.
Le persone che lavorano attivamente nell’associazione sono:
MASSIMO FERRARI: l’ideatore dell’associazione.
MIRKO DELFINI: Organizzazione eventi.
EVA DE FRANSISCA: Pubbliche relazioni.
MAURO ARDENTI: Traduzioni e cura del sito.
DANIELE MICCHELINO: Tesoriere.
CHIARA REBUCHINI E FEDERICA CORRIAS.
Un ringraziamento alla signora ERCOLINA MILANESI, promossa MADRINA
dell’associazione per il suo impegno e soprattutto per aver creduto in questa
opera umanitaria.
http://www.ercolinamilanesi.com/africa/africa11.html
Per le donazioni:
HOPITAL DE BALBALA
B.P. 669
REPUBLIQUE DE DJIBOUTI
Banque INDOSUEZ MER ROUGE
10 Place Lagarde – B.P. 88
DJIBOUTI
Conto Corrente: 10 100033 0 300 0 00
SWIFT: MRINDJJD
Causale versamenti: DONAZIONE ALL’OSPEDALE DI BALBALA PER CONTO DI CREW FOR
AFRICA
IloveVerona per il solidale con Crew for Africa
Crew for
Africa, è un progetto che nasce dalla volontà di un gruppo di assistenti di
volo, per cercare di aiutare le popolazioni che abitano le zone piu’ povere di
Djibouti, Corno d’Africa.
Balbalà , baraccopoli di 180.000 abitanti alla periferia di Djibouti, è abitata
da autoctoni e, rifugiati delle vicine Etiopia, Eritrea e Somalia. Le condizioni
di vita della maggior parte di questa gente sono al limite della sopravvivenza;
nei villaggi c’è scarsità d’acqua e, la poca che si trova é molto inquinata,il
cibo è scarso e le possibilità di coltivazione e pascolo sono minime, a causa
della desertificazione della zona.
La maggior parte della popolazione é affetta da malattie causate dalla
malnutrizione e dalle scarse condizioni igieniche oltre che dalle tradizioni
locali (mutilazione genitale femminile).
Fortunatamente, all’interno del villaggio di Balbalà opera dal 1982, un Ospedale
italiano nel quale lavorano il Dott. Carlo Astini, la Dott.ssa Miriam Matinelli
e la sua equipe.
L’ospedale, nato come centro pediatrico infantile, ben presto é divenuto il
centro di riferimento per gli abitanti dei villaggi ed oggi cura un’ampio
spettro di malattie.
Nei mesi di Dicembre 2007 e Gennaio 2008, Crew for Africa, trovandosi a
Djibouti, ha contribuito, coadiuvata dal Signor Moussa Omar infermiere
all’ospedale italiano di Balbalà e punto di riferimento di tutti i villaggi
circostanti, ad aiutare l’ospedale e la popolazione fornendo beni di prima
necessità come: latte in polvere arrichito, viveri, stoviglie etc. Tuttavia il
nostro lavoro non si ferma qui, infatti CFA opera dall’Italia per cercare di
fornire un supporto continuativo all’ospedale, con campagne di sensibilizzazione
e raccolte fondi.
Un secondo progetto insegna alle donne come costruire ed utilizzare i forni
solari. Questi forni sono in grado di cucinare quasi ogni alimento e, cosa
importante, pastorizzare l’acqua, si possono costruire con materiali di fortuna
o al massimo al costo di un dollaro l’uno, sono riutilizzabili e, permettono
alle donne di potersi occupare dei bambini senza dover curare di continuo il
fuoco o la cottura. Il loro utilizzo è già stato sperimentato con successo in
diversi paesi africani quali Kenya e Sudan (Darfur.)
Mentre un terzo progetto prevede il sostegno al Centro per lo sviluppo culturale
(CDC) di PK12, che si occupa dell’alfabetizzazione e formazione informatica e di
lingue.
Infine è in corso un progetto di watsan (water sanitation) della zona Doraleh,
Djibouti , da dove è partita un’epidemia di colera anche a causa dell’acqua
inquinata dei pozzi.
Crew for Africa vuole semplicemente sensibilizzare le persone sulla condizioni
di vita degli abitanti di Balbala e cercare di raccogliere fondi o materiali per
aiutare questo popolo, gentile e fiero, a riacquistare la dignità.
L’Ospedale di Balbalà
Djibouti
è una città con una popolazione che si aggira intorno alle 500.000 persone, alle
quali vanno ad aggiungersi le oltre 180.000 che abitano le baraccopoli sulla
collina di Balbalà, e che costituiscono il bacino di utenza dell’ospedale.
L’ospedale nasce nel 1988 per volontà della cooperazione italiana che già dal
1985 si inseriva a Balbalà con il progetto di creare una struttura sanitaria con
vocazione materno-infantile. La collina di Balbalà all’epoca è adibita a
discarica pubblica, ma già conta circa 80.000 abitanti. Nel 1994 la guerra
civile nel nord e la conseguente crisi economica fanno aumentare velocemente la
popolazione della baraccopoli e sono causa di un grande afflusso di feriti
all’ospedale che diventa in questi anni un punto di riferimento anche per la
chirurgia. L’apertura di un servizio di chirurgia generale è ufficializzata da
una delibera del ministero della sanità di Djibouti nel 1996.
Ad oggi l’ospedale conta un totale di 70 posti letto (35 in pediatria, 25 in
ostetricia e ginecologia e 10 in chirurgia). Si tratta dell’unica realtà
sanitaria che fornisce assistenza alla popolazione delle baraccopoli, nella sua
attività è affiancato da 5 centri sanitari sparsi sul territorio (Balbalà 1,
Hayableh, Doraleh, PK 12 e Balbalà 2).
Il reparto di chirurgia dispone di una sala operatoria, che nel 2006 ha visto
portare a termine 503 interventi di vario tipo (patologie cardiache,
dell’apparato genitale, urinario, digerente, tumori, ecc…). Le operazioni che si
effettuano sono in massima parte programmate e sono soprattutto per situazioni
patologiche importanti, l’ospedale infatti non dispone delle strutture e del
personale necessario per far fronte alle urgenze, che solitamente vengono
reindirizzate all’ospedale Peltier di Djibouti.
La carenza di personale medico è un problema con ripercussioni serie sul settore
sanitario ed è dovuta all’impossibilità di formare il personale in loco. La
facoltà di medicina è stata aperta solo nell’ottobre 2007, e conta soltanto 30
iscritti. I primi medici non saranno formati che fra diversi anni, e nella
migliore delle ipotesi saranno solo 30. Esiste una scuola per infermieri, ma
anche questa non accoglie che 30 iscritti, che si diplomano ogni 3 anni. In
tutto lo stato c’è un bisogno disperato di personale sanitario qualificato.
Il reparto di ostetricia e ginecologia affronta circa 2500 parti all’anno, con
picchi di 8-10 al giorno e deve far fronte ad una vasta gamma di complicazioni
causate in massima parte dalle mutilazioni genitali femminili. La pratica della
mutilazione genitale femminile è un’usanza estremamente radicata in molte
regioni africane ed è la causa di moltissime patologie e disturbi che
perseguitano la donna per tutta la sua vita, e in particolar modo durante la
gravidanza e il parto. Il normale svolgimento del parto è reso impossibile,
poiché i tessuti sono cicatriziali, irrigiditi e ispessiti, e la donna accusa
spesso gravi forme di fistole vescico-vaginali e/o retto-vaginali, oltre a tutta
una serie di possibili infezioni. A Djibouti il 98 % della popolazione femminile
ha subito una forma di mutilazione genitale (per il 65% di queste si tratta di
infibulazione).
Il reparto di pediatria si occupa soprattutto di malnutrizione, che è la prima
causa di ospedalizzazione pediatrica. A Balbalà si stima che un bambino su tre
sia gravemente malnutrito, e cioè che abbia un rapporto peso-lunghezza a -70%,
dunque un 30% di peso in meno rispetto alla norma, ad esempio un bambino che
dovrebbe pesare 20 kg ne pesa solo 14. Casi di malnutrizione severa come questa
portano condizioni di ipotermia, disidratazione, diarrea, patologie respiratorie
e generalmente un grave abbassamento delle difese immunitarie. Altre conseguenze
della malnutrizione sono ritardi psichici e mentali, infermità mentale, capelli
fragili o calvizie (infantile), cecità, rachitismo, ritardi nella crescita e
nell’apprendimento, e in molti casi, la morte. La malnutrizione è la prima causa
di morte dell’ospedale.
Nei centri sanitari di Balbalà 1, PK 12, Hayableh e Balbalà 2 sono installati
dei centri di recupero nutrizionale che accolgono i bambini malnutriti dimessi
dall’ospedale. Si stima che in un anno vengano trattati circa 5000 bambini, nel
2007, il 52 % di questi è morto per malnutrizione.
All’ospedale si fa una presa in carico clinica, medica e nutrizionale, con un
regime alimentare specifico base di PumpyNut (una crema ipercalorica), zuppa di
cereali arricchita con latte, olio, e zucchero, e latte arricchito con vitamine,
ferro e altri minerali. Spesso i bambini arrivano molto tardi all’ospedale, e le
loro condizioni sono ormai estreme, i corpicini sono collassati ed è impossibile
inserire un cateterino per la somministrazione di liquidi come glucosata. Le
uniche vene che gli infermieri riescono ad usare sono quelle craniali. I bambini
sono anche letargici, non riescono a nutrirsi autonomamente, e nemmeno a
deglutire, è quindi necessario inserire un sondino naso-gastrico (sondino per
gavage) e somministrare alimenti liquidi attraverso il sondino, utilizzando una
siringa.
Un bambino gravemente malnutrito ha bisogno di almeno 3 mesi di cure, ma non
essendo possibile ospedalizzare i bimbi per un tempo così lungo l’ospedale si
occupa solo di risolvere l’emergenza. I bambini fuori pericolo vengono poi
inviati in uno dei centri di recupero nutrizionale, dove vengono seguiti fino
alla normalizzazione delle loro condizioni (in media 50 giorni). I bambini
restano nei centri per tutta la mattina o tutto il giorno, e beneficiano di un
programma alimentare specifico con una dieta ipercalorica e iperproteica a base
di una zuppa di latte e cereali arricchita.
Nell’ arco di un mese l’insieme dei centri di recupero nutrizionale e l’ospedale
utilizzano circa 14 cartoni di latte in polvere da 15 kg ciascuno (al costo di €
1000 circa), 20 sacchi da 50 kg di cerale, solitamente sorgo (€ 500), 14 sacchi
di farina di lenticchie ( € 400), olio e zucchero (€ 1000). Questi viveri,
necessari al programma di recupero nutrizionale, vengono donati in minima parte
dall’Unicef, in maniera discontinua dal PAM (Programma Alimentare Mondiale), dal
governo di Djibouti, in misura sempre minore dalla cooperazione italiana, dallo
stesso ospedale di Balbalà, e da alcuni anni anche dall’ONG Johanniter, che
grazie a fondi privati e fondi del governo tedesco supporta in modo importante
il programma nutrizionale con olio, zucchero, sorgo, lenticchie, latte e giochi
per i bambini.
La Prealpina, 15 mag 08
BALBALA’: BARACCOPOLI CHE COMBATTE CONTRO LA MALNUTRIZIONE
Crew for Africa, la onlus degli assistenti di
volo, lancia l’SOS per il Gibuti. I samaratesi rispondono.
“Equipaggio
per l’Africa” è la traduzione del nome dell’Associazione di solidarietà “Crew
for Africa” che sabato scorso si è presentata con una cena all’Oratorio di San
Macario. Il ricavato della serata, circa 1.400 euro, è stato interamente
destinato all’ospedale di Balbalà, una baraccopoli che si trova nello stato di
Gibuti.
“Crew for Africa” è un progetto nato nel dicembre 2007 grazie alla volontà di un
gruppo di assistenti di volo e piloti. I soci fondatori sono il presidente
Massimo Ferrari, il vice Mirko Delfini, Federica Corrias, Daniele Michelino,
Chiara Rebughini ed Eva di Francisca.
Madrina del sodalizio è la giornalista-scrittrice Ercolina Milanesi.
Ferrari, da sempre interessato alle opere umanitarie, durante un viaggio a
Gibuti toccò con mano le condizioni di vita di una popolazione al limite della
sopravvivenza. Trovò mancanza d’acqua, cibo scarso, malattie per malnutrizione e
pessime condizioni igieniche.
“In quell’occasione – ha raccontato il Presidente – mi sono recato a Balbalà.
Una baraccopoli sulle colline di Gibuti abitata da 180mila persone, gran parte
delle quali rifugiate dalla guerra del Corno d’Africa”.
Al suo interno vi è un piccolo ospedale nato negli anni Ottanta con la
cooperazione italiana. Una struttura che ha 70 posti letto e una sala operatoria
(503 gli interventi nel 2006), ma che manca di personale medico e materiale
sanitario nel campo materno infantile per aiutare le persone sofferenti di
malnutrizione.
Servono vestiti, alimenti, latte in polvere per questi poveri e innocenti “
derelitti”.
Ha spiegato Ferrari:” Stiamo sostenendo il progetto dell’ospedale attraverso una
campagna di sensibilizzazione , incontri e raccolta di fondi. Perché Balbalà ha
bisogno urgente di tutti noi”.
Insomma un ponte umanitario tra Italia e Gibuti, dove lavorano già i dottori
Miriam Martinelli e Carlo Agostini con le loro equipe per un impegno di
collaborazione –l’ospedale- che non è l’unico della onlus.
“Noi siamo impegnati –ha aggiunto Ferrari - nel sostegno ad un centro per lo
sviluppo culturale, sempre a Balbalà, per combattere l’analfabetismo degli
adulti, inserire i giovani nel mondo del lavoro in un paese il cui tasso di
disoccupazione è pari al 70 per cento e formarli nell’informatica e nelle
lingue. Infine è in corso un progetto per ristrutturare e sanificare i tre pozzi
che, nello stato in cui si trovano, costituiscono la causa principale
dell’epidemia del colera”.
Un grande impegno per ridare dignità a questo popolo. Per informazioni sulle
donazioni e sull’associazione si può consultare il sito “www.crewforafrica.it”
.
Il prossimo appuntamento sarà il 6 giugno a Nizza Monferrato.
Matteo Bertolli |
7
mag 08
foto
della presentazione a Samarate di
Crew
for Africa









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