Ercolina Milanesi
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La
Fratellanza musulmana in Egitto
Stando
alle ultime notizie, la Fratellanza
Musulmana ha ufficialmente conquistato
la maggioranza dei seggi nel parlamento
egiziano: non esattamente quello che si
diceva che sarebbe accaduto, l’anno
scorso, quando iniziavano le
dimostrazioni anti-regime in Piazza
Tahrir. La cosiddetta “primavera araba”
avrebbe fatto sbocciare, si diceva, un
periodo di illuminata rinascita
politica. Gli ultimi sviluppi mostrano
invece che, ancora una volta, il mondo
arabo non sta muovendo verso democrazia
e libertà, quanto piuttosto verso le più
rigide e manifestamente non democratiche
dottrine religiose dell’islam.
La Fratellanza Musulmana è la più grande
confraternita islamista in Egitto, e
forse nel mondo. Per decenni le era
stato impedito di entrare in politica,
ma sulla scorta della rivolta popolare
in Egitto dello scorso anno il movimento
ha potuto partecipare alle elezioni
parlamentari, dove ha ottenuto una netta
maggioranza. Che futuro preannuncia
tutto questo?
L’odio verso gli ebrei dei Fratelli
Musulmani e il loro cieco
anti-israelismo sono fatti che esistono
da molti anni. Nel suo libro “Jihad e
odio per l'Ebreo”, lo studioso tedesco
Matthias Kuntzel scrive: “Sin dalla sua
fondazione, nel 1928, la Società dei
Fratelli Musulmani è stata la forza
trainante del passaggio, nel mondo
arabo, da un’attitudine neutrale o
addirittura filo-ebraica ad un'altra,
rabbiosamente anti-sionista e
anti-ebraica. Per il movimento islamista
globale di oggi, i Fratelli Musulmani
sono ciò che erano i bolscevichi per il
movimento comunista negli anni ’20: il
punto di riferimento ideologico e il
nucleo organizzativo che ha decisamente
ispirato tutte le successive tendenze e
continua a farlo tuttora”.
I legami della Fratellanza Musulmana coi
nazisti iniziarono negli anni ’30 e
furono particolarmente stretti durante
la seconda guerra mondiale, comprendendo
agitazioni anti-britanniche, spionaggio,
sabotaggio e supporto alle attività
terroristiche orchestrate da Haj Amin
el-Hussaini nella Palestina del Mandato
britannico. Il tutto è oggi confermato
da un’ampia gamma di documenti
declassificati provenienti dagli archivi
governativi britannici, americani e
nazisti. Come espressione di questo
legame, la Fratellanza Musulmana ha
anche largamente diffuso traduzioni in
arabo del “Mein Kampf” di Hitler e dei
“Protocolli dei Anziani di Sion”,
allargando e approfondendo ulteriormente
le già esistenti opinioni ostili verso
gli ebrei e le società occidentali.
Disse, ad esempio, il fondatore della
Fratellanza Musulmana, Hassan al Banna:
“La civiltà occidentale, che ha brillato
a lungo in virtù della sua perfezione
scientifica e che ha soggiogato il mondo
intero ai suoi stati e alle sue nazioni
coi prodotti di quella scienza, è ora in
declino e in bancarotta”.
Sebbene l’Egitto resti la base
dell’organizzazione, la Fratellanza ha
sezioni attive in settanta paesi, fra
cui Bahrain, Siria, Giordania, Iran,
Iraq, Arabia Saudita e Kuwait. Il ramo
palestinese venne istituito nel 1935 dal
fratello di Hassan al Banna. Nel 1987
venne fondato il ramo Hamas della
Fratellanza Musulmana, che oggi per
Israele rappresenta sotto ogni aspetto
una irriducibile minaccia.
Nell’ottobre 2011 il dottor Muhammad Abd
Al-Rahman Al-Masri ha scritto che il
conflitto fra musulmani e Israele è,
nella sua essenza, religioso e che
bisogna combattere la jihad (guerra
santa) ovunque vi sia della “terra
islamica” occupata: “Il conflitto fra lo
stato sionista e la ummah [comunità]
islamica non è come la lotta fra un
proprietario terriero e un predone
occupante. Questa lotta è, nella sua
essenza, una lotta di fede… Il Corano
indica che questa lotta [continuerà]
fino al Giorno del Giudizio”. Un altro
autore del sito web della Fratellanza
Musulmana afferma: “L’attacco
all’ambasciata israeliana al Cairo è una
pietra miliare della rivoluzione
egiziana”. Non è tutto. In un recente
rapporto circa il sito web della
Fratellanza Musulmana, i ricercatori di
MEMRI (Middle East Media Research
Institute) hanno rilevato e documentato
il grado peggiore di negazione della
Shoà e di condanne del trattato di pace
fra Israele ed Egitto.
Quanto è dunque preoccupante, per
Israele, l’ascesa della Fratellanza
Musulmana? Nonostante le parole
rassicuranti di alcuni suoi portavoce,
la lunga e documentata tradizione di
anti-ebraismo della Fratellanza
Musulmana e il suo recente ingresso in
forze nel parlamento egiziano fanno
presagire giorni difficili.
ERCOLINA MILANESI
"Fallimonti"
Ci
voleva un colpo di stato incruento, il
ribaltone della volontà popolare, il
Governo dei professori amici dei
banchieri per arrivare ad ottenere i
risultati attuali: uno sberleffo dalla
Germania, aumento di tasse ed imposte
varie, proteste di tutte le categorie
sociali (ci manca solo lo sciopero dei
latitanti) ed una crisi di nervi dei
consumatori che sta paralizzando il
commercio e di conseguenza l’economia
reale, quella che muove tutti i giorni
la macchina Italia. Complimenti bel
lavoro, scelta azzeccata nominare
Badoglio-Monti e mandarlo in giro per
l’Europa ad elemosinare, senza successo,
l’appoggio di partner europei che
all’apparenza mostrano situazioni
migliori delle nostre, sebbene abbiano
“truccato all’italiana” i loro bilanci
che nel segreto dei conti reali, sono
forse messi peggio del nostro.
In politica come nel commercio, il
marketing è tutto ed oggi le politiche
di marketing politico-economico
internazionale di stati come Francia e
Germania è sicuramente più efficace del
nostro, messo in atto da un manipolo di
polverosi docenti, baroni di banca ed
università, dinosauri istituzionali che,
ad oggi, non hanno portato nulla di
interessante se non una maxi stangata
per la povera gente. Era davvero
necessario inscenare un clima da The Day
After Tomorrow o da Calendario Maya, per
far fuori Berlusconi? Servirsi di una
sorta di Spectre internazionale composta
da testate giornalistiche, agenzie di
rating e partner europei asserviti, per
mettere fuori gioco il tiranno di
Arcore, visto che elettoralmente non ci
si è riusciti.
C’è scoramento in giro per lo Stivale,
preoccupazione non solo per il futuro ma
per il presente, fatto di aumenti di
tariffe, di utenze, di tasse e balzelli,
di carburanti ed autostrade. Ci si
domanda come può un Esecutivo parlare di
crescita e sviluppo dopo che ha messo in
atto, cosa che nessuna formazione
politica, solo per mero calcolo
elettorale, una manovra finanziaria
sanguinaria ed una serie di
liberalizzazioni, lanciate al pubblico
ludibrio senza concertazione con le
categorie interessate ed una serie di
blitz mediatici anti-evasione, degni
della migliore produzione di Fox Crime,
mediaticamente forti ma assai poco
efficaci. Diciamo la verità, il Governo
Badoglio-Monti è un fallimento, anzi un
falliMONTI, chiamiamolo con il suo nome,
l’Italia è rimasta un relitto
semisommerso proprio come la sfortunata
Costa Concordia a ridosso dell’Isola del
Giglio, solo che la Penisola è coricata
a ridosso dell’Europa, solo che, a
differenza dell’efficienza, del coraggio
e dei soccorritori italici, gli
equivalenti europei ci stanno
soccorrendo a colpi di sprezzanti
derisioni.
Lo stesso Monti sembra il Montezemolo di
Crozza, che parla di spirito con enfasi,
ma tutto qui, parla di crescita, di
sacrifici, con freddezza da socio del
Lloyd. Tutto questo appoggiato da un
minestrone di maggioranza fatta che va
dal PD-PDL a FLI, passando per l’UDC ed
un’opposizione fatta da LEGA ed IDV, una
sorta di caos calmo. Nel frattempo
l’arzillo ottantenne inquilino del
Quirinale, smessi i panni del Garante
Istituzionale, è tornato a fare turismo
politico, come un Papa Laico, in giro
per la nazione e nelle stanzone del
Palazzo, incurante del golpe incruento
di cui è stato gestore. Visti i fatti,
occorrerebbe una sorta di sveglia
popolare per destare dal sonno politico
nel quale è ripiombato il Presidente
Napolitano e chiedere a gran voce il
ripristino della democrazia
partecipativa, ponendo fine
all’amministrazione giudiziaria affidata
a Badoglio-Monti, con il ritorno a
giuste elezioni, augurandoci che dalla
sacralità delle urne esca una classe
politico-amministrativa in grado di dare
al Paese un Esecutivo solido, capace ed
autorevole.
ERCOLINA MILANESI
Che
cosa succede in Romania?
Perché
da dieci giorni si protesta a Bucarest e
nelle altre città, dove negli ultimi
anni la vita è diventata sempre più
complicata?
ll primo ministro della Romania, Emil
Boc, ha licenziato ieri il suo ministro
degli Esteri, Teodor Baconschi, a causa
delle sue dichiarazioni sui manifestanti
che da dieci giorni contestano in piazza
l’attività del governo. Baconschi aveva
detto che i manifestanti sono «accattoni
violenti e inetti», paragonandoli ai
minatori degli anni Novanta le cui
manifestazioni diventavano spesso
rivolte violente. Negli ultimi giorni a
Bucarest alcuni gruppi di manifestanti
hanno più volte lanciato pietre e bombe
molotov contro le forze dell’ordine. La
decisione di Boc di liberarsi del
ministro degli Esteri si deve al
tentativo di venire incontro ai
manifestanti e placare le proteste che
vanno avanti da più di una settimana:
anche oggi a Bucarest migliaia di
persone stanno chiedendo le dimissioni
del capo del governo e le elezioni
anticipate.
Capire la Romania
La Romania è una repubblica
semipresidenziale. Adotta un sistema
democratico dalla fine del regime di
Nicolae Ceausescu, nel 1989, è entrata
nella NATO nel 2004 e nell’Unione
Europea nel 2007. Il presidente rumeno
in questo momento è Traian Băsescu,
politico di centrodestra eletto per un
secondo mandato nel 2009. Il primo
ministro è Emil Boc, dello stesso
partito di Băsescu, eletto nel 2008.
La Romania attraversa un periodo
particolarmente delicato e difficile.
Dopo una crescita molto positiva nei
primi anni del decennio, la crisi
finanziaria del 2008 ha portato a una
grossa contrazione dell’economia (del 7
per cento nel 2009 e dell’1,3 per cento
nel 2010) e a una pesantissima
recessione. Nel 2009 lo Stato aveva
sottoscritto con il Fondo Monetario
Internazionale un prestito da due anni
per 27,5 miliardi di euro, allo scopo di
ridurre il debito e rilanciare la
ripresa economica. Nel frattempo il
governo, soprattutto nel 2010, ha varato
misure di austerità e tagli crescenti:
gli stipendi dei dipendenti pubblici
sono stati ridotti di un quarto, le
tasse sono state aumentate e l’IVA è
salita dal 19 al 24 per cento. La
disoccupazione è ferma al 5,1 per cento,
ma secondo alcuni analisti il dato è
incompleto perché non comprende coloro
che non ricevono più il sussidio di
disoccupazione ma non hanno ancora un
lavoro. Il livello di corruzione nel
paese, intanto, è rimasto molto alto (la
Romania è il terzo paese europeo più
corrotto, secondo l’UE) e tutti questi
fattori hanno composto nel tempo un
quadro sociale di grande disuguaglianza
e ingiustizia. Il tutto in un contesto
nazionale in cui solo 6,7 milioni di
persone pagano le tasse (ma alcuni
dicono addirittura 5), su 21,5 milioni
di abitanti.
La sanità in Romania
Lo stato del sistema sanitario è
probabilmente il più grave dei problemi
del paese. Malfinanziato e a corto di
personale, il sistema sanitario
nazionale soffre innanzitutto l’assenza
di strutture ospedaliere moderne,
trovandosi invece a dover gestire la
costosa manutenzione di edifici
fatiscenti. Il costo dei rimborsi dei
farmaci cresce molto – nel 2011 lo Stato
ha dovuto pagare quattro volte di più di
quanto aveva pagato nel 2007 – e secondo
molti analisti questo si deve
principalmente alla corruzione e alla
cattiva amministrazione. Molti
osservatori mettono tra le cause della
corruzione anche i bassi stipendi dei
medici. Accanto al sistema statale, poi,
convive un sistema privato in parte
regolare e costoso, in parte clandestino
e composto da persone che esercitano la
professione di medico senza adeguate
licenze.
Le proposte di riforma
Alla base delle manifestazioni di questi
giorni c’è proprio una proposta di
riforma del sistema sanitario, promossa
dal governo, che darebbe agli operatori
privati un ruolo centrale. La legge
avrebbe dato la possibilità ad aziende
private di costruire e gestire strutture
ospedaliere e di fatto sostituirsi allo
Stato. Secondo il governo questo
potrebbe limitare sensibilmente il
livello di corruzione del sistema,
mentre secondo l’opposizione farebbe
aumentare i costi della sanità rendendo
le strutture private inaccessibili alla
maggior parte dei cittadini. Le
manifestazioni contro la riforma
sanitaria si sono quindi innestate in un
quadro già molto delicato e hanno
intercettato il consenso delle molte
persone in sofferenza per le attuali
condizioni del paese. Le proteste vanno
avanti da 10 giorni: sono state per la
grandissima parte pacifiche, sebbene in
certi momenti alcuni gruppi più
violenti, come diverse fazioni di ultras
delle squadre di calcio della capitale
Bucarest, si sono scontrati con la
polizia. Il governo ha fatto capire di
essere pronto a rimettere le mani sul
progetto di legge venendo incontro ai
manifestanti, ma questo non ha fermato
le proteste.
Le elezioni
A rendere il quadro politico ancora più
incerto ci sono le imminenti elezioni.
Il prossimo 30 novembre gli elettori
rumeni saranno chiamati a rinnovare i
137 seggi del Senato e i 334 seggi della
Camera. Oggi la maggioranza dei seggi è
in mano al centrodestra di Băsescu e Boc,
ma secondo i sondaggi il centrosinistra
è in grande vantaggio (secondo un
sondaggio del 18 gennaio sarebbe avanti
di quasi 30 punti sul partito
liberal-democratico al governo) e se si
votasse oggi conquisterebbe certamente
la maggioranza relativa dei seggi, forse
anche la maggioranza assoluta.
L’opposizione si è detta disponibile a
lavorare col Fondo Monetario
Internazionale e l’Unione Europea per
ridurre il debito del paese ma è molto
fragile e litigiosa, e gli osservatori
internazionali sono scettici riguardo
alle sue possibilità di muoversi in modo
compatto dovesse eventualmente diventare
maggioranza.
ERCOLINA MILANESI
La Kasta Le è grata, signor Presidente!
Congratulazioni,
signor Presidente per il rinnovo del
mandato che le verrà conferito a furor
di Kasta. Ella appartiene alla Kasta da
ormai oltre mezzo secolo avendo militato
in un Partito forte ma sempre perdente,
votato ad una ideologia che ha fatto la
fine ben nota.
La kasta le è grata, signor Presidente
per avere reso disponibile con le nuove,
tristi tasse una massa di denaro che ha
aperto nuovi orizzonti per la demenziale
spesa pubblica. E anche le banche Le
sono riconoscenti per alcuni milioni di
nuovi conti correnti imposti a coloro i
quali hanno una pensione superiore di un
centesimo ai mille euro: conti che
all'inizio avranno un onere di favore
destinato a sparire a breve.
Ella è riuscito a trasformare il
professor Monti in uno scolaretto ligio
ai compiti da Lei assegnati. In
particolare l'aumento delle entrate e
nessun taglio alle spese se non con
vaghe parole. Adesso aspettiamo la fase
due. Si parla di stimolare l'iniziativa
per il Lavoro. Ma Lei sa bene , signor
Presidente, che il Lavoro non è un dono
elargito da Dio o dai sindacati. E' la
risultanza di intelligenza, iniziativa,
talento: qualità queste in possesso
degli Italiani. Le potranno esprimere?
Lei sa che gli Italiani non sono grandi
quando li si fa star bene: sono Grandi
quando li si fa star male. E con queste
premesse il terreno è stato preparato.
Qualcuno incomincerà a svegliarsi, a
cercare di intraprendere iniziative, a
inventare lavori, di rendere economiche
iniziative e attività. All'inizio sarà
notato dalla kasta che lo coccolerà,
farà finta di aiutarlo fin quando avrà
successo per poi strangolarlo con lacci
e tangenti come ha sempre fatto: e sarà
un cane che si morde la coda. Ella non
ha istruito il professor Monti a
procedere con il bisturi nel corpo della
Spesa Pubblica. Quanto ci sarebbe da
fare! Non si dovrebbe nemmeno suggerire
dove intervenire perché tutto è da
riformare.
Ma quali riforme? Non certo sono
determinanti le liberalizzazioni dei
taxi o degli orari dei negozi. La grande
riforma è riscrivere in chiave
democratica e lungimirante la nostra
Costituzione di stampo sovietico. Poi
c'è il capitolo delle evasioni fiscali.
E' una storia che viene da lontano.
Ricorda, signor Presidente quel triste
periodo del 68 quando i cattivi maestri
che militavano nell'area politica del
suo ex partito scatenarono la guerra
contro lo Stato irridendo e demolendo
tutti quei principi di onestà, di
patria, di famiglia tacciati come
principi "borghesi" e "fascisti".
Quando si discettava del salario come
"variabile indipendente" e si
scagliavano contro lo Stato borghese da
demolire. E con le loro teorie
partorirono falangi di terroristi che
definirono "compagni che sbagliano".
Furono distrutti tutti i comportamenti
civili nei riguardi dello Stato e oggi
si pretende che i cittadini di colpo
rispettino quello Stato tanto vilipeso.
Il pagamento delle tasse è stato
sostituito dal ricatto tangentizio della
politica e dal "pizzo" della malavita
organizzata. Verrà esposto al ludibrio
delle genti come evasore fiscale magari
il gestore di un bar di periferia per
non aver emesso gli scontrini sui caffè
della sua clientela fatta di
spacciatori, magnaccia e prostitute che
delle tasse se ne infischiano.
A proposito di spacciatori, la grande
massa di denaro generata dalla droga
come viene riciclata? Non dalle nostre
banche, o forse sì. Se sì, come mai la
tracciabilità non è stata trovata? E se
no, quali provvedimenti vengono presi?
Sappiamo che in natura nulla si crea e
nulla si distrugge: tutto si trasforma.
E chi trasforma i proventi della droga e
dello sfruttamento della prostituzione?
Sui tagli ai costi della politica, a
cominciare della gestione faraonica del
Suo Quirinale, non se ne parla quasi
più: attendiamo fiduciosi. Nel Suo
discorso di fine anno, esimio
Presidente, Lei ha detto parole da buon
padre di famiglia invitandoci tutti ad
accettare i sacrifici, ad essere leali
verso lo Stato, a comportarci
onestamente. Tutte cose che noi borghesi
e lavoratori conosciamo già. Tante
grazie , signor Presidente. Auguriamo
alla nostra tanto decantata democrazia
di non trasformarsi in una "democrazia"
dell'est seminatrice di impoverimento a
tutti i livelli (salvo la solita kasta)
del popolo italiano.
Tratto da Affaritaliani
ERCOLINA MILANESI
Monti salvatore? Lacrime a parte, non lo ha ancora dimostrato
I
media lo hanno osannato prima ancora che
venisse investito dal presidente, hanno
minimizzato o sottaciuto i suoi non
limpidi rapporti con la finanza
speculativa internazionale, i conflitti
di interesse e i maneggi dei suoi
ministri, certe uscite non proprio
felici, i media hanno esaltato le scelte
impopolari su una manovra che merita non
poche critiche, ma di fatto di risultati
non abbiamo ancora nessun riscontro,
anzi la situazione economica negativa
del paese permane. Vanno bene il loden e
il sussiego da preside, vanno bene la
flemma signorile e l'umorismo inglese, e
lo stile, e quanto è signore Monti, e il
brodo di Capodanno pagato col borsellino
della moglie, e il low profile, e tutto
l'understatement bocconiano di chi sa
come si sta a tavola e nei salotti
buoni, non come quel villanaccio di
Berlusconi, ma il premier deve ancora
dimostrare di fare sul serio.
Manovra draconiana a parte, che pure è
stata un bell'energumeno esercizio per
pestare il portafoglio dei più deboli e
prendere solo gli spiccioli dal
salvadanaio dai più ricchi, sentiamo
parlare di liberalizzazioni e di
mercato, di apertura e rottura di
monopoli: a dirla così sembra l'inizio
di una nuova era reaganiana, ma nella
realtà potrebbe ridursi a quattro
licenze di taxi, a una manciata di
farmacie e poco altro.
Liberalizziamo taxi e farmacie, va bene,
ma illudersi che una delle prime dieci
economie al mondo possa ripartire col
tassametro libero e le aspirine nei
tabaccai è da sciocchi. Ci piacerebbe
che Monti sapesse dare le stesse sberle
che prepara a tassisti e farmacisti, ai
veri poteri italiani, ai grumi di potere
economico, all'intreccio perverso di
banche e imprese, di interessi e azioni
in un capitalismo di relazione familista
e chiuso come il nostro, dove un
manipolo di persone siede in decine di
consigli di amministrazione, dove gli
industriali fanno gli editori per
promuovere il loro business, dove gruppi
industriali hanno smesso di fare impresa
e si godono le rendite di ex monopoli
pubblici.
Monti è arrivato con l'intento di
cambiare radicalmente l'arredamento del
paese, ma di questo passo rischia di
andarsene avendo a malapena spostato
qualche centrino, un abat-jour e un paio
di tappeti, lasciando intatto il salotto
del capitalismo italiano con le stesse
cricche che lo hanno soffocato. Se
finisse così Monti si rivelerebbe un
contadino che, chiamato per estirpare
erbacce, si è messo a raccogliere
violette. Solo quando tutto questo sarà
cambiato anche noi metteremo l'aureola a
San Mario Monti e la sera tornando a
casa accarezzeremo i nostri figli
dicendo loro che quella è la carezza del
premier.
ERCOLINA MILANESI
Il Prof rischia di fare il capro espiatorio per i tanti conflitti d'interessi dei suoi ministri
Il
governo Monti appare sempre più come un
colosso d'argilla (almeno in Italia).
Più forte come immagine all'estero che
in patria, e sembra debba puntellato su
più fronti: dalle debolezze endogene
dovute ai tanti conflitti d'interesse
dei suoi componenti al rischio disordini
sociali come conseguenza di
licenziamenti e tasse, dal rischio che
la sua azione possa essere interrotta
con una tornata elettorale primaverile
all'eventuale caduta per le dimissioni a
catena dei sui componenti inviluppati in
inchieste e scandali, per non parlare
del sempre più forte rischio di rivolte
carcerarie.Il governo Monti era sorto
come un governo tecnico forte (almeno in
apparenza), pronto a spezzare le reni
agli italiani, a cui ha giurato solo
tasse e galera. Oggi si riscopre ad
essere una pezza bistrattata da parti
sociali (sindacati ed organizzazioni di
categoria), partiti (non pronti ad
assumersi le responsabilità delle scelte
impopolari), disubbidienza sociale,
anarchici, disoccupati, precari,
metalmeccanici. .. L'esecutivo Monti
piace molto a Europa e Usa e pochissimo
all'uomo di strada del Belpaese. Il
rischio che possa cadere a seguito di
sommosse popolari sarebbe stato
paventato dai servizi segreti, che pare
abbiano già stilato (a seguito degli
attentati a Equitalia) la lista dei
soggetti in odore di rivoluzione:
disoccupati, precari, disubbidienti e
metalmeccanici a rischio licenziamenti
(circa 30mila tra Finmeccanica e
Fiat).L'elettorato si domanda se la
Polizia potrà mai accettare di caricare
nelle piazze i disagiati in rivolta. C'è
anche chi si chiede come possa mai
questo bistrattato esecutivo tecnico
mettere mani alla nuova legge
elettorale. E dopo gli scandali, che
hanno inviluppato il dimissionario
Malinconico e l'ancora in carica Patroni
Griffi, in molti si chiedono come possa
un esecutivo di casta fare delle leggi
per debellare caste e lobby. “Un Governo
che si dichiari paladino della lotta
contro i privilegi delle caste, come ha
potuto includere nelle proprie file
questo Sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio? Perché ha taciuto finora?
Anche queste cose erano ignote al
Presidente del Consiglio Monti? -
esclamava Domenico Scilipoti (Segretario
politico del Movimento di Responsabilità
Nazionale) nel salone dei Presidenti di
Montecitorio -.E' un clima di piena
crisi e di incongruenze: ll Presidente
del Consiglio dei Ministri dichiara che
non bisogna più genuflettersi davanti
alla Finanza. Ma se è così, perché ha
dato a Passera e Ciaccia il super
ministero dello Sviluppo Economico,
Infrastrutture e Trasporti? E inoltre:
quando il Presidente Monti ha dato gli
incarichi di Ministro a Passera e a
Fornero - si domanda ancora Scilipoti -
non sapeva che Intesa San Paolo è stata
costretta a versare al fisco circa
trecento milioni di euro di tasse evase
dal 2005 a 2007, perché contestati
dall’Agenzia delle Entrate? Il primo è
l’ ex amministratore delegato di Intesa
San Paolo, la seconda è l’ex
vicepresidente del consiglio di
sorveglianza di Intesa San Paolo: nel
ruolo che loro esercitavano nella Banca,
il non accorgersi dell’evasione fiscale,
è stato solo un atto di sbadataggine, o
qualcosa di diverso? Innocenti
complicità tra sbadati addetti al
controllo - conclude Scilipoti - o
cricca tecnica”.Ma solo ora è paventato
dai giornali che la maggior parte dei
ministri di Monti non sono idonei agli
incarichi. Soprattutto solo ora la
Repubblica (giornale che aveva promosso
tutto l'esecutivo Monti) si rende conto
che i casi Malinconico e Patroni Griffi
sono solo l'inizio d'un effetto domino
che starebbe coinvolgendo anche Ciaccia
(viceministro), Improta (sottosegretario
ai Trasporti), De Lise, Martone. ..
l'80% dei componenti dell'esecutivo
hanno rapporti con banche e
multinazionali. Il conflitto d'interessi
che inviluppa l'esecutivo è 10 volte
superiore a quello che veniva imputato a
Berlusconi. Con l'aggravante che nel
governo siede gente vicina alle
multinazionali interessate alla
privatizzazione di Finmeccanica, Eni,
Enel, Poste.Il rischio caos è anche
dettato dal fatto che, parere della
Consulta sul referendum a parte, al
momento attuale a nessun soggetto
istituzionale sarebbe possibile
intervenire (con adeguati strumenti
legislativi) sul vecchio Mattarellum, in
quanto lo stesso risulta abrogato: ergo
non ci sarebbe l'oggetto su cui
intervenire. E anche se fosse condivisa
la tesi della riviviscenza del
Mattarellum, rimarrebbe un vuoto
legislativo che la nostra Costituzione
non accetta. Ergo la politica sarebbe
costretta a tentare un inciucio
“segreto” per metterci una pezza con
nuove urne? Non sono possibili
previsioni. Le alleanze sono sempre più
incerte, gran parte del Pd potrebbe
salvare Cosentino per scongiurare il
giustizialismo del Pdl verso vecchi
amici di Bersani, Penati e compagnia.
Politici e tecnici sono allo sbando ...
la magistratura indaga.
Tratto da
“Opinione”
ERCOLINA MILANESI
A
Palazzo Madama spunta la 'sedicesima'
I
mesi sono 12: uno stipendio al mese più
la “tredicesima” fanno 13 e per la
maggior parte dei dipendenti la
questione finisce qui: 13 mensilità e
buon Natale a dicembre. Qualcuno, i più
fortunati, alla vigilia delle vacanze
prende la “quattordicesima”, e poi ci
sono loro i 315 inquilini di Palazzo
Madama. I senatori della Repubblica
aggiungono al calendario 2 mesi di
stipendio; godono, infatti, della
“quindicesima” e dal 2004 persino della
“sedicesima“.
La “quindicesima” è un’indennità che
viene spalmata nelle buste paga di
aprile e settembre, mentre la
“sedicesima” che tecnicamente è definita
“indennità compensativa di produttività”
è un compenso che va a saldare i giorni
festivi non goduti durante l’anno e le
ore di straordinario effettuate durante
le sedute d’aula durante la settimana:
un lordo equamente suddiviso sulle buste
di aprile e settembre e per di più
pensionabile: va cioè tenuto in conto
nel computo della pensione, cosa che
normalmente non accade per le altre
indennità straordinarie. Nonostante la
crisi e i ritocchini di look allo
stipendio delle casta nessuno ha mai
chiesto conto di questa ulteriore
retribuzione che gonfia il già pingue
compenso mensile dei senatori che si
aggira intorno ai 13.500 euro mensili
Oggi poi è entrato nel merito della
questione stipendi d’oro anche il
Presidente del Consiglio Mario Monti
ricordando in una nota che non è compito
del governo mettere mano agli stipendi
dei parlamentari, ma possono farlo solo
le Camere che nella loro autonomia hanno
la possibilità di intervenire. Nelle
scorse ore si era parlato di un presunto
comunicato di Palazzo Chigi nel quale il
Governo avrebbe detto che in caso di
“inerzia” da parte del Parlamento in
materia di indennizzi l’esecutivo
avrebbe fatto qualcosa. Ora arriva la
specifica: “La competenza - taglia corto
la nota - appartiene alle Camere e non
esistono poteri sostitutivi. Intanto il
presidente Istat Enrico Giovannini si
dice “stupito e amareggiato” per le
polemiche suscitate dal lavoro della
Commissione che porta il suo nome.
E per fortuna volevano decurtare gli
stipendi. Alla faccia... del governo
tecnico....
Una la fa l’altra la studia.
Ottima visione delle Guardie di Finanza
a Cortina ed ora stanno facendo il giro
delle località turistiche più rinomate.
Evviva la privacy!
Ora, finchè si attaccano alle persone
ricchissime me ne può importare poco o
nulla, ma voler uccidere 15 mila cavalli
di pura razza perché gli ippodromi sono
poco frequentati, allora le cose
cambiano. Solo persone dall’animo
malvagio possono arrivare a simili
estremi. Non esiste confronto tra
animale a essere umano, vince sempre
l’animale perché ha cuore, fedeltà al
proprio padrone ed è capace di morire
per salvarlo o, quando non è più, va a
morire sulle tomba dell’amato.
Ma questo il” governo tecnico” non è
all’altezza di capirlo.
Quando mai i massoni, gli affiliati
all’Opus Dei hanno dimostrato dei
sentimenti e della pietà per i poveri?
Mai e non per nulla lo stanno
dimostrando ora gli appartenenti al
governo tecnico, tutti iscritti alle
varie sette.
Io che ho avuto la fortuna e l’onore di
vivere il ventennio posso assicurare che
queste cose non succedevano, eravamo
liberi, le nostre città pulite e senza
accattoni, rispetto per gli insegnanti
ora trattati come poveri idioti, dalla
gioventù odierna la cui maggioranza è
marcia e senza alcun ideale se non la
droga e l’alcool.
Ora si vive nel caos più completo,
libertà di uccidere, criminalità in
continuo aumento, depravazione
all’ultimo stadio e grazie ai” cari
sindacati “ continui cortei di
protesta…ma per chi e per cosa poi….se
sono ricchi da far schifo e fanno
scioperare gli operai solo per puro
guadagno non pensando a quei poveracci
che sono in cassa integrazione e con lo
stipendio decurtato.
Inutile fare smorfie di disgusto per chi
scrive che il fascismo ha fatto tanto
bene e l’Italia era una nazione
invidiata e copiata la ragione sociale.
Allora si viveva, ora vegetiamo in
attesa di un futuro non certo di una
nazione libera e dignitosa.
Francois Furet scrisse: “ IL MODO
MIGLIORE PER NON CAPIRE IL PASSATO E’
ESALTARLO O DEMONIZZARLO”
ERCOLINA MILANESI
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