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La Fratellanza musulmana in Egitto

Stando alle ultime notizie, la Fratellanza Musulmana ha ufficialmente conquistato la maggioranza dei seggi nel parlamento egiziano: non esattamente quello che si diceva che sarebbe accaduto, l’anno scorso, quando iniziavano le dimostrazioni anti-regime in Piazza Tahrir. La cosiddetta “primavera araba” avrebbe fatto sbocciare, si diceva, un periodo di illuminata rinascita politica. Gli ultimi sviluppi mostrano invece che, ancora una volta, il mondo arabo non sta muovendo verso democrazia e libertà, quanto piuttosto verso le più rigide e manifestamente non democratiche dottrine religiose dell’islam.
La Fratellanza Musulmana è la più grande confraternita islamista in Egitto, e forse nel mondo. Per decenni le era stato impedito di entrare in politica, ma sulla scorta della rivolta popolare in Egitto dello scorso anno il movimento ha potuto partecipare alle elezioni parlamentari, dove ha ottenuto una netta maggioranza. Che futuro preannuncia tutto questo?
L’odio verso gli ebrei dei Fratelli Musulmani e il loro cieco anti-israelismo sono fatti che esistono da molti anni. Nel suo libro “Jihad e odio per l'Ebreo”, lo studioso tedesco Matthias Kuntzel scrive: “Sin dalla sua fondazione, nel 1928, la Società dei Fratelli Musulmani è stata la forza trainante del passaggio, nel mondo arabo, da un’attitudine neutrale o addirittura filo-ebraica ad un'altra, rabbiosamente anti-sionista e anti-ebraica. Per il movimento islamista globale di oggi, i Fratelli Musulmani sono ciò che erano i bolscevichi per il movimento comunista negli anni ’20: il punto di riferimento ideologico e il nucleo organizzativo che ha decisamente ispirato tutte le successive tendenze e continua a farlo tuttora”.
I legami della Fratellanza Musulmana coi nazisti iniziarono negli anni ’30 e furono particolarmente stretti durante la seconda guerra mondiale, comprendendo agitazioni anti-britanniche, spionaggio, sabotaggio e supporto alle attività terroristiche orchestrate da Haj Amin el-Hussaini nella Palestina del Mandato britannico. Il tutto è oggi confermato da un’ampia gamma di documenti declassificati provenienti dagli archivi governativi britannici, americani e nazisti. Come espressione di questo legame, la Fratellanza Musulmana ha anche largamente diffuso traduzioni in arabo del “Mein Kampf” di Hitler e dei “Protocolli dei Anziani di Sion”, allargando e approfondendo ulteriormente le già esistenti opinioni ostili verso gli ebrei e le società occidentali.
Disse, ad esempio, il fondatore della Fratellanza Musulmana, Hassan al Banna: “La civiltà occidentale, che ha brillato a lungo in virtù della sua perfezione scientifica e che ha soggiogato il mondo intero ai suoi stati e alle sue nazioni coi prodotti di quella scienza, è ora in declino e in bancarotta”.
Sebbene l’Egitto resti la base dell’organizzazione, la Fratellanza ha sezioni attive in settanta paesi, fra cui Bahrain, Siria, Giordania, Iran, Iraq, Arabia Saudita e Kuwait. Il ramo palestinese venne istituito nel 1935 dal fratello di Hassan al Banna. Nel 1987 venne fondato il ramo Hamas della Fratellanza Musulmana, che oggi per Israele rappresenta sotto ogni aspetto una irriducibile minaccia.
Nell’ottobre 2011 il dottor Muhammad Abd Al-Rahman Al-Masri ha scritto che il conflitto fra musulmani e Israele è, nella sua essenza, religioso e che bisogna combattere la jihad (guerra santa) ovunque vi sia della “terra islamica” occupata: “Il conflitto fra lo stato sionista e la ummah [comunità] islamica non è come la lotta fra un proprietario terriero e un predone occupante. Questa lotta è, nella sua essenza, una lotta di fede… Il Corano indica che questa lotta [continuerà] fino al Giorno del Giudizio”. Un altro autore del sito web della Fratellanza Musulmana afferma: “L’attacco all’ambasciata israeliana al Cairo è una pietra miliare della rivoluzione egiziana”. Non è tutto. In un recente rapporto circa il sito web della Fratellanza Musulmana, i ricercatori di MEMRI (Middle East Media Research Institute) hanno rilevato e documentato il grado peggiore di negazione della Shoà e di condanne del trattato di pace fra Israele ed Egitto.
Quanto è dunque preoccupante, per Israele, l’ascesa della Fratellanza Musulmana? Nonostante le parole rassicuranti di alcuni suoi portavoce, la lunga e documentata tradizione di anti-ebraismo della Fratellanza Musulmana e il suo recente ingresso in forze nel parlamento egiziano fanno presagire giorni difficili.

ERCOLINA MILANESI
 

 

"Fallimonti"

Ci voleva un colpo di stato incruento, il ribaltone della volontà popolare, il Governo dei professori amici dei banchieri per arrivare ad ottenere i risultati attuali: uno sberleffo dalla Germania, aumento di tasse ed imposte varie, proteste di tutte le categorie sociali (ci manca solo lo sciopero dei latitanti) ed una crisi di nervi dei consumatori che sta paralizzando il commercio e di conseguenza l’economia reale, quella che muove tutti i giorni la macchina Italia. Complimenti bel lavoro, scelta azzeccata nominare Badoglio-Monti e mandarlo in giro per l’Europa ad elemosinare, senza successo, l’appoggio di partner europei che all’apparenza mostrano situazioni migliori delle nostre, sebbene abbiano “truccato all’italiana” i loro bilanci che nel segreto dei conti reali, sono forse messi peggio del nostro.
In politica come nel commercio, il marketing è tutto ed oggi le politiche di marketing politico-economico internazionale di stati come Francia e Germania è sicuramente più efficace del nostro, messo in atto da un manipolo di polverosi docenti, baroni di banca ed università, dinosauri istituzionali che, ad oggi, non hanno portato nulla di interessante se non una maxi stangata per la povera gente. Era davvero necessario inscenare un clima da The Day After Tomorrow o da Calendario Maya, per far fuori Berlusconi? Servirsi di una sorta di Spectre internazionale composta da testate giornalistiche, agenzie di rating e partner europei asserviti, per mettere fuori gioco il tiranno di Arcore, visto che elettoralmente non ci si è riusciti.
C’è scoramento in giro per lo Stivale, preoccupazione non solo per il futuro ma per il presente, fatto di aumenti di tariffe, di utenze, di tasse e balzelli, di carburanti ed autostrade. Ci si domanda come può un Esecutivo parlare di crescita e sviluppo dopo che ha messo in atto, cosa che nessuna formazione politica, solo per mero calcolo elettorale, una manovra finanziaria sanguinaria ed una serie di liberalizzazioni, lanciate al pubblico ludibrio senza concertazione con le categorie interessate ed una serie di blitz mediatici anti-evasione, degni della migliore produzione di Fox Crime, mediaticamente forti ma assai poco efficaci. Diciamo la verità, il Governo Badoglio-Monti è un fallimento, anzi un falliMONTI, chiamiamolo con il suo nome, l’Italia è rimasta un relitto semisommerso proprio come la sfortunata Costa Concordia a ridosso dell’Isola del Giglio, solo che la Penisola è coricata a ridosso dell’Europa, solo che, a differenza dell’efficienza, del coraggio e dei soccorritori italici, gli equivalenti europei ci stanno soccorrendo a colpi di sprezzanti derisioni.
Lo stesso Monti sembra il Montezemolo di Crozza, che parla di spirito con enfasi, ma tutto qui, parla di crescita, di sacrifici, con freddezza da socio del Lloyd. Tutto questo appoggiato da un minestrone di maggioranza fatta che va dal PD-PDL a FLI, passando per l’UDC ed un’opposizione fatta da LEGA ed IDV, una sorta di caos calmo. Nel frattempo l’arzillo ottantenne inquilino del Quirinale, smessi i panni del Garante Istituzionale, è tornato a fare turismo politico, come un Papa Laico, in giro per la nazione e nelle stanzone del Palazzo, incurante del golpe incruento di cui è stato gestore. Visti i fatti, occorrerebbe una sorta di sveglia popolare per destare dal sonno politico nel quale è ripiombato il Presidente Napolitano e chiedere a gran voce il ripristino della democrazia partecipativa, ponendo fine all’amministrazione giudiziaria affidata a Badoglio-Monti, con il ritorno a giuste elezioni, augurandoci che dalla sacralità delle urne esca una classe politico-amministrativa in grado di dare al Paese un Esecutivo solido, capace ed autorevole.

ERCOLINA MILANESI

 

 

Che cosa succede in Romania?

Perché da dieci giorni si protesta a Bucarest e nelle altre città, dove negli ultimi anni la vita è diventata sempre più complicata?

ll primo ministro della Romania, Emil Boc, ha licenziato ieri il suo ministro degli Esteri, Teodor Baconschi, a causa delle sue dichiarazioni sui manifestanti che da dieci giorni contestano in piazza l’attività del governo. Baconschi aveva detto che i manifestanti sono «accattoni violenti e inetti», paragonandoli ai minatori degli anni Novanta le cui manifestazioni diventavano spesso rivolte violente. Negli ultimi giorni a Bucarest alcuni gruppi di manifestanti hanno più volte lanciato pietre e bombe molotov contro le forze dell’ordine. La decisione di Boc di liberarsi del ministro degli Esteri si deve al tentativo di venire incontro ai manifestanti e placare le proteste che vanno avanti da più di una settimana: anche oggi a Bucarest migliaia di persone stanno chiedendo le dimissioni del capo del governo e le elezioni anticipate.

Capire la Romania
La Romania è una repubblica semipresidenziale. Adotta un sistema democratico dalla fine del regime di Nicolae Ceausescu, nel 1989, è entrata nella NATO nel 2004 e nell’Unione Europea nel 2007. Il presidente rumeno in questo momento è Traian Băsescu, politico di centrodestra eletto per un secondo mandato nel 2009. Il primo ministro è Emil Boc, dello stesso partito di Băsescu, eletto nel 2008.

La Romania attraversa un periodo particolarmente delicato e difficile. Dopo una crescita molto positiva nei primi anni del decennio, la crisi finanziaria del 2008 ha portato a una grossa contrazione dell’economia (del 7 per cento nel 2009 e dell’1,3 per cento nel 2010) e a una pesantissima recessione. Nel 2009 lo Stato aveva sottoscritto con il Fondo Monetario Internazionale un prestito da due anni per 27,5 miliardi di euro, allo scopo di ridurre il debito e rilanciare la ripresa economica. Nel frattempo il governo, soprattutto nel 2010, ha varato misure di austerità e tagli crescenti: gli stipendi dei dipendenti pubblici sono stati ridotti di un quarto, le tasse sono state aumentate e l’IVA è salita dal 19 al 24 per cento. La disoccupazione è ferma al 5,1 per cento, ma secondo alcuni analisti il dato è incompleto perché non comprende coloro che non ricevono più il sussidio di disoccupazione ma non hanno ancora un lavoro. Il livello di corruzione nel paese, intanto, è rimasto molto alto (la Romania è il terzo paese europeo più corrotto, secondo l’UE) e tutti questi fattori hanno composto nel tempo un quadro sociale di grande disuguaglianza e ingiustizia. Il tutto in un contesto nazionale in cui solo 6,7 milioni di persone pagano le tasse (ma alcuni dicono addirittura 5), su 21,5 milioni di abitanti.

La sanità in Romania
Lo stato del sistema sanitario è probabilmente il più grave dei problemi del paese. Malfinanziato e a corto di personale, il sistema sanitario nazionale soffre innanzitutto l’assenza di strutture ospedaliere moderne, trovandosi invece a dover gestire la costosa manutenzione di edifici fatiscenti. Il costo dei rimborsi dei farmaci cresce molto – nel 2011 lo Stato ha dovuto pagare quattro volte di più di quanto aveva pagato nel 2007 – e secondo molti analisti questo si deve principalmente alla corruzione e alla cattiva amministrazione. Molti osservatori mettono tra le cause della corruzione anche i bassi stipendi dei medici. Accanto al sistema statale, poi, convive un sistema privato in parte regolare e costoso, in parte clandestino e composto da persone che esercitano la professione di medico senza adeguate licenze.

Le proposte di riforma
Alla base delle manifestazioni di questi giorni c’è proprio una proposta di riforma del sistema sanitario, promossa dal governo, che darebbe agli operatori privati un ruolo centrale. La legge avrebbe dato la possibilità ad aziende private di costruire e gestire strutture ospedaliere e di fatto sostituirsi allo Stato. Secondo il governo questo potrebbe limitare sensibilmente il livello di corruzione del sistema, mentre secondo l’opposizione farebbe aumentare i costi della sanità rendendo le strutture private inaccessibili alla maggior parte dei cittadini. Le manifestazioni contro la riforma sanitaria si sono quindi innestate in un quadro già molto delicato e hanno intercettato il consenso delle molte persone in sofferenza per le attuali condizioni del paese. Le proteste vanno avanti da 10 giorni: sono state per la grandissima parte pacifiche, sebbene in certi momenti alcuni gruppi più violenti, come diverse fazioni di ultras delle squadre di calcio della capitale Bucarest, si sono scontrati con la polizia. Il governo ha fatto capire di essere pronto a rimettere le mani sul progetto di legge venendo incontro ai manifestanti, ma questo non ha fermato le proteste.

Le elezioni
A rendere il quadro politico ancora più incerto ci sono le imminenti elezioni. Il prossimo 30 novembre gli elettori rumeni saranno chiamati a rinnovare i 137 seggi del Senato e i 334 seggi della Camera. Oggi la maggioranza dei seggi è in mano al centrodestra di Băsescu e Boc, ma secondo i sondaggi il centrosinistra è in grande vantaggio (secondo un sondaggio del 18 gennaio sarebbe avanti di quasi 30 punti sul partito liberal-democratico al governo) e se si votasse oggi conquisterebbe certamente la maggioranza relativa dei seggi, forse anche la maggioranza assoluta. L’opposizione si è detta disponibile a lavorare col Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea per ridurre il debito del paese ma è molto fragile e litigiosa, e gli osservatori internazionali sono scettici riguardo alle sue possibilità di muoversi in modo compatto dovesse eventualmente diventare maggioranza.

ERCOLINA MILANESI

 

 

La Kasta Le è grata, signor Presidente!

 

Congratulazioni, signor Presidente per il rinnovo del mandato che le verrà conferito a furor di Kasta. Ella appartiene alla Kasta da ormai oltre mezzo secolo avendo militato in un Partito forte ma sempre perdente, votato ad una ideologia che ha fatto la fine ben nota.
La kasta le è grata, signor Presidente per avere reso disponibile con le nuove, tristi tasse una massa di denaro che ha aperto nuovi orizzonti per la demenziale spesa pubblica. E anche le banche Le sono riconoscenti per alcuni milioni di nuovi conti correnti imposti a coloro i quali hanno una pensione superiore di un centesimo ai mille euro: conti che all'inizio avranno un onere di favore destinato a sparire a breve.
Ella è riuscito a trasformare il professor Monti in uno scolaretto ligio ai compiti da Lei assegnati. In particolare l'aumento delle entrate e nessun taglio alle spese se non con vaghe parole. Adesso aspettiamo la fase due. Si parla di stimolare l'iniziativa per il Lavoro. Ma Lei sa bene , signor Presidente, che il Lavoro non è un dono elargito da Dio o dai sindacati. E' la risultanza di intelligenza, iniziativa, talento: qualità queste in possesso degli Italiani. Le potranno esprimere? Lei sa che gli Italiani non sono grandi quando li si fa star bene: sono Grandi quando li si fa star male. E con queste premesse il terreno è stato preparato.
Qualcuno incomincerà a svegliarsi, a cercare di intraprendere iniziative, a inventare lavori, di rendere economiche iniziative e attività. All'inizio sarà notato dalla kasta che lo coccolerà, farà finta di aiutarlo fin quando avrà successo per poi strangolarlo con lacci e tangenti come ha sempre fatto: e sarà un cane che si morde la coda. Ella non ha istruito il professor Monti a procedere con il bisturi nel corpo della Spesa Pubblica. Quanto ci sarebbe da fare! Non si dovrebbe nemmeno suggerire dove intervenire perché tutto è da riformare.
Ma quali riforme? Non certo sono determinanti le liberalizzazioni dei taxi o degli orari dei negozi. La grande riforma è riscrivere in chiave democratica e lungimirante la nostra Costituzione di stampo sovietico. Poi c'è il capitolo delle evasioni fiscali. E' una storia che viene da lontano. Ricorda, signor Presidente quel triste periodo del 68 quando i cattivi maestri che militavano nell'area politica del suo ex partito scatenarono la guerra contro lo Stato irridendo e demolendo tutti quei principi di onestà, di patria, di famiglia tacciati come principi "borghesi" e "fascisti".
Quando si discettava del salario come "variabile indipendente" e si scagliavano contro lo Stato borghese da demolire. E con le loro teorie partorirono falangi di terroristi che definirono "compagni che sbagliano". Furono distrutti tutti i comportamenti civili nei riguardi dello Stato e oggi si pretende che i cittadini di colpo rispettino quello Stato tanto vilipeso. Il pagamento delle tasse è stato sostituito dal ricatto tangentizio della politica e dal "pizzo" della malavita organizzata. Verrà esposto al ludibrio delle genti come evasore fiscale magari il gestore di un bar di periferia per non aver emesso gli scontrini sui caffè della sua clientela fatta di spacciatori, magnaccia e prostitute che delle tasse se ne infischiano.
A proposito di spacciatori, la grande massa di denaro generata dalla droga come viene riciclata? Non dalle nostre banche, o forse sì. Se sì, come mai la tracciabilità non è stata trovata? E se no, quali provvedimenti vengono presi? Sappiamo che in natura nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma. E chi trasforma i proventi della droga e dello sfruttamento della prostituzione? Sui tagli ai costi della politica, a cominciare della gestione faraonica del Suo Quirinale, non se ne parla quasi più: attendiamo fiduciosi. Nel Suo discorso di fine anno, esimio Presidente, Lei ha detto parole da buon padre di famiglia invitandoci tutti ad accettare i sacrifici, ad essere leali verso lo Stato, a comportarci onestamente. Tutte cose che noi borghesi e lavoratori conosciamo già. Tante grazie , signor Presidente. Auguriamo alla nostra tanto decantata democrazia di non trasformarsi in una "democrazia" dell'est seminatrice di impoverimento a tutti i livelli (salvo la solita kasta) del popolo italiano.

Tratto da Affaritaliani

ERCOLINA MILANESI
 

 

Monti salvatore? Lacrime a parte, non lo ha ancora dimostrato

 

I media lo hanno osannato prima ancora che venisse investito dal presidente, hanno minimizzato o sottaciuto i suoi non limpidi rapporti con la finanza speculativa internazionale, i conflitti di interesse e i maneggi dei suoi ministri, certe uscite non proprio felici, i media hanno esaltato le scelte impopolari su una manovra che merita non poche critiche, ma di fatto di risultati non abbiamo ancora nessun riscontro, anzi la situazione economica negativa del paese permane. Vanno bene il loden e il sussiego da preside, vanno bene la flemma signorile e l'umorismo inglese, e lo stile, e quanto è signore Monti, e il brodo di Capodanno pagato col borsellino della moglie, e il low profile, e tutto l'understatement bocconiano di chi sa come si sta a tavola e nei salotti buoni, non come quel villanaccio di Berlusconi, ma il premier deve ancora dimostrare di fare sul serio.
Manovra draconiana a parte, che pure è stata un bell'energumeno esercizio per pestare il portafoglio dei più deboli e prendere solo gli spiccioli dal salvadanaio dai più ricchi, sentiamo parlare di liberalizzazioni e di mercato, di apertura e rottura di monopoli: a dirla così sembra l'inizio di una nuova era reaganiana, ma nella realtà potrebbe ridursi a quattro licenze di taxi, a una manciata di farmacie e poco altro.
Liberalizziamo taxi e farmacie, va bene, ma illudersi che una delle prime dieci economie al mondo possa ripartire col tassametro libero e le aspirine nei tabaccai è da sciocchi. Ci piacerebbe che Monti sapesse dare le stesse sberle che prepara a tassisti e farmacisti, ai veri poteri italiani, ai grumi di potere economico, all'intreccio perverso di banche e imprese, di interessi e azioni in un capitalismo di relazione familista e chiuso come il nostro, dove un manipolo di persone siede in decine di consigli di amministrazione, dove gli industriali fanno gli editori per promuovere il loro business, dove gruppi industriali hanno smesso di fare impresa e si godono le rendite di ex monopoli pubblici.
Monti è arrivato con l'intento di cambiare radicalmente l'arredamento del paese, ma di questo passo rischia di andarsene avendo a malapena spostato qualche centrino, un abat-jour e un paio di tappeti, lasciando intatto il salotto del capitalismo italiano con le stesse cricche che lo hanno soffocato. Se finisse così Monti si rivelerebbe un contadino che, chiamato per estirpare erbacce, si è messo a raccogliere violette. Solo quando tutto questo sarà cambiato anche noi metteremo l'aureola a San Mario Monti e la sera tornando a casa accarezzeremo i nostri figli dicendo loro che quella è la carezza del premier.

 

ERCOLINA MILANESI
 

 

Il Prof rischia di fare il capro espiatorio per i tanti conflitti d'interessi dei suoi ministri

 

Il governo Monti appare sempre più come un colosso d'argilla (almeno in Italia). Più forte come immagine all'estero che in patria, e sembra debba puntellato su più fronti: dalle debolezze endogene dovute ai tanti conflitti d'interesse dei suoi componenti al rischio disordini sociali come conseguenza di licenziamenti e tasse, dal rischio che la sua azione possa essere interrotta con una tornata elettorale primaverile all'eventuale caduta per le dimissioni a catena dei sui componenti inviluppati in inchieste e scandali, per non parlare del sempre più forte rischio di rivolte carcerarie.Il governo Monti era sorto come un governo tecnico forte (almeno in apparenza), pronto a spezzare le reni agli italiani, a cui ha giurato solo tasse e galera. Oggi si riscopre ad essere una pezza bistrattata da parti sociali (sindacati ed organizzazioni di categoria), partiti (non pronti ad assumersi le responsabilità delle scelte impopolari), disubbidienza sociale, anarchici, disoccupati, precari, metalmeccanici. .. L'esecutivo Monti piace molto a Europa e Usa e pochissimo all'uomo di strada del Belpaese. Il rischio che possa cadere a seguito di sommosse popolari sarebbe stato paventato dai servizi segreti, che pare abbiano già stilato (a seguito degli attentati a Equitalia) la lista dei soggetti in odore di rivoluzione: disoccupati, precari, disubbidienti e metalmeccanici a rischio licenziamenti (circa 30mila tra Finmeccanica e Fiat).L'elettorato si domanda se la Polizia potrà mai accettare di caricare nelle piazze i disagiati in rivolta. C'è anche chi si chiede come possa mai questo bistrattato esecutivo tecnico mettere mani alla nuova legge elettorale. E dopo gli scandali, che hanno inviluppato il dimissionario Malinconico e l'ancora in carica Patroni Griffi, in molti si chiedono come possa un esecutivo di casta fare delle leggi per debellare caste e lobby. “Un Governo che si dichiari paladino della lotta contro i privilegi delle caste, come ha potuto includere nelle proprie file questo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio? Perché ha taciuto finora? Anche queste cose erano ignote al Presidente del Consiglio Monti? - esclamava Domenico Scilipoti (Segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale) nel salone dei Presidenti di Montecitorio -.E' un clima di piena crisi e di incongruenze: ll Presidente del Consiglio dei Ministri dichiara che non bisogna più genuflettersi davanti alla Finanza. Ma se è così, perché ha dato a Passera e Ciaccia il super ministero dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti? E inoltre: quando il Presidente Monti ha dato gli incarichi di Ministro a Passera e a Fornero - si domanda ancora Scilipoti - non sapeva che Intesa San Paolo è stata costretta a versare al fisco circa trecento milioni di euro di tasse evase dal 2005 a 2007, perché contestati dall’Agenzia delle Entrate? Il primo è l’ ex amministratore delegato di Intesa San Paolo, la seconda è l’ex vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo: nel ruolo che loro esercitavano nella Banca, il non accorgersi dell’evasione fiscale, è stato solo un atto di sbadataggine, o qualcosa di diverso? Innocenti complicità tra sbadati addetti al controllo - conclude Scilipoti - o cricca tecnica”.Ma solo ora è paventato dai giornali che la maggior parte dei ministri di Monti non sono idonei agli incarichi. Soprattutto solo ora la Repubblica (giornale che aveva promosso tutto l'esecutivo Monti) si rende conto che i casi Malinconico e Patroni Griffi sono solo l'inizio d'un effetto domino che starebbe coinvolgendo anche Ciaccia (viceministro), Improta (sottosegretario ai Trasporti), De Lise, Martone. .. l'80% dei componenti dell'esecutivo hanno rapporti con banche e multinazionali. Il conflitto d'interessi che inviluppa l'esecutivo è 10 volte superiore a quello che veniva imputato a Berlusconi. Con l'aggravante che nel governo siede gente vicina alle multinazionali interessate alla privatizzazione di Finmeccanica, Eni, Enel, Poste.Il rischio caos è anche dettato dal fatto che, parere della Consulta sul referendum a parte, al momento attuale a nessun soggetto istituzionale sarebbe possibile intervenire (con adeguati strumenti legislativi) sul vecchio Mattarellum, in quanto lo stesso risulta abrogato: ergo non ci sarebbe l'oggetto su cui intervenire. E anche se fosse condivisa la tesi della riviviscenza del Mattarellum, rimarrebbe un vuoto legislativo che la nostra Costituzione non accetta. Ergo la politica sarebbe costretta a tentare un inciucio “segreto” per metterci una pezza con nuove urne? Non sono possibili previsioni. Le alleanze sono sempre più incerte, gran parte del Pd potrebbe salvare Cosentino per scongiurare il giustizialismo del Pdl verso vecchi amici di Bersani, Penati e compagnia. Politici e tecnici sono allo sbando ... la magistratura indaga.

 

Tratto da “Opinione”

ERCOLINA MILANESI
 

 

 

A Palazzo Madama spunta la 'sedicesima'

I mesi sono 12: uno stipendio al mese più la “tredicesima” fanno 13 e per la maggior parte dei dipendenti la questione finisce qui: 13 mensilità e buon Natale a dicembre. Qualcuno, i più fortunati, alla vigilia delle vacanze prende la “quattordicesima”, e poi ci sono loro i 315 inquilini di Palazzo Madama. I senatori della Repubblica aggiungono al calendario 2 mesi di stipendio; godono, infatti, della “quindicesima” e dal 2004 persino della “sedicesima“.
La “quindicesima” è un’indennità che viene spalmata nelle buste paga di aprile e settembre, mentre la “sedicesima” che tecnicamente è definita “indennità compensativa di produttività” è un compenso che va a saldare i giorni festivi non goduti durante l’anno e le ore di straordinario effettuate durante le sedute d’aula durante la settimana: un lordo equamente suddiviso sulle buste di aprile e settembre e per di più pensionabile: va cioè tenuto in conto nel computo della pensione, cosa che normalmente non accade per le altre indennità straordinarie. Nonostante la crisi e i ritocchini di look allo stipendio delle casta nessuno ha mai chiesto conto di questa ulteriore retribuzione che gonfia il già pingue compenso mensile dei senatori che si aggira intorno ai 13.500 euro mensili
Oggi poi è entrato nel merito della questione stipendi d’oro anche il Presidente del Consiglio Mario Monti ricordando in una nota che non è compito del governo mettere mano agli stipendi dei parlamentari, ma possono farlo solo le Camere che nella loro autonomia hanno la possibilità di intervenire. Nelle scorse ore si era parlato di un presunto comunicato di Palazzo Chigi nel quale il Governo avrebbe detto che in caso di “inerzia” da parte del Parlamento in materia di indennizzi l’esecutivo avrebbe fatto qualcosa. Ora arriva la specifica: “La competenza - taglia corto la nota - appartiene alle Camere e non esistono poteri sostitutivi. Intanto il presidente Istat Enrico Giovannini si dice “stupito e amareggiato” per le polemiche suscitate dal lavoro della Commissione che porta il suo nome.
E per fortuna volevano decurtare gli stipendi. Alla faccia... del governo tecnico....
Una la fa l’altra la studia.
Ottima visione delle Guardie di Finanza a Cortina ed ora stanno facendo il giro delle località turistiche più rinomate. Evviva la privacy!
Ora, finchè si attaccano alle persone ricchissime me ne può importare poco o nulla, ma voler uccidere 15 mila cavalli di pura razza perché gli ippodromi sono poco frequentati, allora le cose cambiano. Solo persone dall’animo malvagio possono arrivare a simili estremi. Non esiste confronto tra animale a essere umano, vince sempre l’animale perché ha cuore, fedeltà al proprio padrone ed è capace di morire per salvarlo o, quando non è più, va a morire sulle tomba dell’amato.
Ma questo il” governo tecnico” non è all’altezza di capirlo.
Quando mai i massoni, gli affiliati all’Opus Dei hanno dimostrato dei sentimenti e della pietà per i poveri? Mai e non per nulla lo stanno dimostrando ora gli appartenenti al governo tecnico, tutti iscritti alle varie sette.
Io che ho avuto la fortuna e l’onore di vivere il ventennio posso assicurare che queste cose non succedevano, eravamo liberi, le nostre città pulite e senza accattoni, rispetto per gli insegnanti ora trattati come poveri idioti, dalla gioventù odierna la cui maggioranza è marcia e senza alcun ideale se non la droga e l’alcool.
Ora si vive nel caos più completo, libertà di uccidere, criminalità in continuo aumento, depravazione all’ultimo stadio e grazie ai” cari sindacati “ continui cortei di protesta…ma per chi e per cosa poi….se sono ricchi da far schifo e fanno scioperare gli operai solo per puro guadagno non pensando a quei poveracci che sono in cassa integrazione e con lo stipendio decurtato.
Inutile fare smorfie di disgusto per chi scrive che il fascismo ha fatto tanto bene e l’Italia era una nazione invidiata e copiata la ragione sociale.
Allora si viveva, ora vegetiamo in attesa di un futuro non certo di una nazione libera e dignitosa.

Francois Furet scrisse: “ IL MODO MIGLIORE PER NON CAPIRE IL PASSATO E’ ESALTARLO O DEMONIZZARLO”

ERCOLINA MILANESI

 

   
   

E' SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE GLI ARTICOLI, ANCHE PARZIALMENTE, DI ERCOLINA MILANESI SENZA CITARE L'AUTRICE E IL PRESENTE SITO. IN CASO DI ABUSO SI PROVVEDERA' A QUERELA.


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