pagina web di

Ercolina Milanesi

Dolci, tristi ricordi

Iuculano Ed.

 

 


Crew for Africa

 

 

 

 


Viaggiando...

 

Ercolina Milanesi


CHI SONO

RECAPITI

POLITICA

OPINIONI

STUDI

STORICI

STUDI

FILOSOFICI

STUDI

TEOLOGICI

 I MIEI

ROMANZI

REPORTAGE

VIAGGI

SATIRA

POLITICA

 INTERVISTE A

ERCOLINA

LINKS

ALTRO

       
   

PIANETA

LIBRI

   


Reportage

 

Gheddafi a Roma: "L'Islam diventi al religione d'Europa"


Il Colonnello è arrivato a Ciampino, a riceverlo il ministro degli Esteri Frattini. Poi l'incontro con centinaia di ragazze nella tenda vicino all'ambasciata: "Convertitevi" e a tutte regala il Corano.
Gheddafi: colonialismo infame "Noi condanniamo Mussolini, Graziani e Balbo: quello che hanno fatto in Libia, deportazioni, uccisioni, distruzioni di case, è infame", ha detto il leader libico nel corso del suo lungo intervento (quaranta minuti). Il beduino perché non racconta che Mussolini portò la civiltà in Libia, costruì case, vie, acquedotti, luce elettrica, tutte cose che non sapevano neppure che esistessero i libici. Insegnò a coltivare il grano, l’igiene che non era conosciuto. L’Inghilterra e la Francia trattarono i libici e gli etiopi come schiavi ed erano odiati dagli indigeni per questo, ma non gli italiani che erano amati per gli aiuti e per il trattamento umano riservato a quel popolo. Il premier alla caserma Salvo D'Acquisto, dove si è festeggiato il secondo anniversario del trattato italo-libico: "Chi non capisce che l'amicizia fra Libia e Italia è a vantaggio di tutti appartiene al passato ed è prigioniero di schemi superati, noi invece vogliamo guardare al futuro". Intervento fiume di Gheddafi: attacca il colonialismo, invoca un seggio permanente all'Onu per l'Italia e chiede soldi all'Ue per contrastare i clandestini.
Gheddafi ha invitato i libici che dispongono di risorse economiche e finanziarie ad investire in Italia. "C'é anche una immigrazione richiesta - ha spiegato il Colonnello -. Ci sono libici che hanno soldi e io li incoraggio a venire in Italia per investire in Italia". L'Italia è stato indubbiamente e senza pericolo di smentita, l'unico paese europeo che ha portato innovazione e civilizzazione nei luoghi che erano ad esso assoggettati, al contrario di tutti gli altri paesi per i quali colonialismo diventò da subito sinonimo di sfruttamento, schiavitù e mercato di sbocco per le merci nazionali.
Ma bravo Presidente del Consiglio, ha proprio deciso di ritirarsi dalla politica? Come fa a considerare il beduino un amico dell’Italia e amico Suo personale quando questo auspica che” l’Islam diventi la religione d’Europa” e ha fatto proselitismo con centinaia di ragazze e dato loro il Corano con la speranza che abiurino il cristianesimo per passare all’Islam?
Non ha idea, caro Presidente, quanto sia stato deleterio il soggiorno di Gheddafi in Italia. Lei la penserà in modo diverso, ovvio, ma non dimentichiamo che pecunia non olet e molti sono gli interessi fra i due stati. Però, duole ammetterlo, molti suoi fan non hanno gradito le parole del beduino e alle prossime elezioni Lei ci rimetterà dei voti. Gli islamici non sono amati dagli italiani, almeno la maggioranza, qualche alieno vi è sempre.
Con tutto quello che stiamo passando per la politica che non funziona per nulla, chiedo venia, ci voleva anche il beduino musulmano a fare “pubblicità” all’islamismo; siamo invasi dagli immigrati ed i peggiori sono proprio i musulmani che pretendono moschee in continuazione e sono accontentati quasi sempre. Ed ora il beduino ha detto chiaro e tondo che verranno libici ricchi ad investire a casa nostra. OK, diamo loro il benvenuto, lasciamoli creare fabbriche , ovvio con dipendenti loro, gli italiani possono morire di fame o emigrare come sta già succedendo. Parecchi sono già in Romania a lavorare, dato che i rumeni hanno preferito venire in Italia non a lavorare, bensì a farsi mantenere da noi e se vi sono atti criminosi sanno che non sconteranno neppure un giorno di galera in Italia, mentre al loro paese le condanne sono scontate sino alla fine, compreso l’ergastolo.
Bellissimi i festeggiamenti in onore a Gheddafi, ma chi pagherà le folli spese se non il popolo?
Ma non dovremmo essere in crisi? Sì, lo siamo, ma solo quando conviene.
Signor Presidente del Consiglio, non dimentichi che il popolo italiano oggi ama, domani odia, e la storia ci ha reso edotti in materia più di una volta.
“Tutte le leggi umane, non quelle divine, sono il risultato di uno sforzo di uomini. Altri uomini vengono, modificano, aboliscono, perfezionano. Non ci vuole nulla ad abolire. Distruggere è facile, ma costruire è difficile”.

ERCOLINA MILANESI
 

 

Proposta shock di un consigliere regionale PDL: "Incenerire i cani contro il randagismo"

E' polemica sulle dichiarazioni, apparse ieri sul quotidiano l'Unione Sarda, di un consigliere regionale del Pdl, Gianfranco Bardanzellu, che ha proposto "di incenerire i cani per risolvere l'emergenza randagismo nel Comune di Olbia e nell'intero territorio della Regione Sardegna".
Sconcerto è stato espresso dal sottosegretario alla Salute, con delega alla medicina veterinaria, Francesca Martini, che si è detta "profondamente indignata per una proposta così incivile''. Il sottosegretario ha poi ricordato che ''nel nostro Paese l'uccisione degli animali d'affezione è un reato sanzionato penalmente".
"Le leggi dello Stato di tutela dei cani - sottolinea in una nota la Martini - puniscono chi li abbandona, maltratta e uccide. Ritengo indispensabile ribadire che il dovere dei rappresentanti delle istituzioni, come dello stesso consigliere Bardanzellu, è quello di far rispettare le norme vigenti e non istigare a commettere reati, dimostrando una totale ignoranza delle leggi di cui dovrebbe essere garante".
Ad essere sinceri le leggi dello Stato di tutela dei cani ci saranno, ma mai messe in pratica. Prova lampante in estate i randagi aumentano perché abbandonati sulle strade e autostrade da chi va in villeggiatura e l’unico vero amico dell’uomo diventa un fastidio. Da sondaggi stranieri l’Italia è il paese che ama meno gli animali.
Ora questo consigliere del PDL, il sardo Bardanzellu, oltre ad odiare i cani dimostra un animo perfido, una crudeltà insita nel suo ego che fa ribrezzo e denota una mente malata.
Il PDL che sta attraversando un periodo non certo felice non aveva bisogno di avere in lista anche questa specie di essere che di umano non ha nulla. Bella pubblicità!
Che sia di una crassa ignoranza è lapalissiano perché la cremazione è una scelta che fa una persona quando lascia la terra.
Ma avere il coraggio di bruciare dei poveri cani che sono i migliori e più sinceri amici dell’uomo è intollerabile. Quel pazzoide sardo avrebbe, forse, il coraggio di farli cremare anche da vivi.
Un consiglio, stia alla larga da chi ama gli animali, perché il primo ad essere incenerito non sarebbe un cane ma lei e si vergogni della sua orrenda proposta se ha un minimo di dignità! Ma non credo, meglio che vada in cura da un bravo psichiatra!

ERCOLINA MILANESI

 

 

La moschea a Graund Zero e a Greve in Chianti, atto di guerra, non di pace

Se ne parla da diversi giorni, sulla stampa e sui telegiornali: un’associazione musulmana ha chiesto alle autorità di New York, e purtroppo ottenuto, il permesso di costruire una gigantesca moschea, la “Cordoba House”, a pochi isolati di distanza da Ground Zero. A dare un decisivo impulso alla costruzione di tale edificio ci ha pensato il Presidente Obama in persona, che ha sostenuto a spada tratta la necessità di non discriminare in alcun modo la libertà religiosa, sacra negli Stati Uniti. Grande Capo “Voce Tonante” Obama ha insomma elargito all’America l’ennesima lezione di correttezza politica, per paura di offendere la sensibilità religiosa dei musulmani. Ma se ne è fregato tranquillamente della sensibilità di tutti quegli americani indignati per l’arroganza con la quale i musulmani pretendono (il loro verbo preferito, in tutto il mondo!) di costruire una moschea là dove i loro terroristi hanno compiuto una strage di proporzioni gigantesche: oltre 2800 esseri umani sono infatti morti nel crollo delle due torri. E, per favore, non mi si venga a cantilenare la solita litania: che il terrorismo non ha nulla a che vedere con l’Islam, che è una scheggia impazzita, ecc. Certo non tutti i musulmani sono terroristi, ma è un dato di fatto che tutti i terroristi odierni provengono dalle fila dell’Islam e giustificano le loro stragi con quei versetti coranici che incitano alla guerra senza quartiere contro gli infedeli. Grande Capo “Voce Tonante” Obama finge poi di ignorare che coloro che sono contrari alla moschea a Ground Zero hanno semplicemente proposto di spostarla qualche isolato più in là, senza dunque negare ai musulmani di Manhattan la possibilità di pregare. Giustamente Robert Spencer, in un articolo su Cordoba House sul suo sito http://www.jihadwatch.org/ , scrive di tentativo di imporre la supremazia dell’Islam all’America e al mondo intero, ma io mi spingo ancora più in là, e parlo apertamente di atto di guerra, psicologica, se vogliamo, ma pur sempre guerra. E mi fanno ridere i sostenitori di tale progetto che continuano a pontificare le solite banalità: “gesto distensivo”, “luogo di pace e di preghiera”, “contributo al dialogo interreligioso” e via sviolinando. Il solito belato pacifista a senso unico, insomma, tanto più sonoro quanto più deve coprire il ringhio minaccioso del lupo sotto la pelle di agnello. Atto di guerra, dicevo, perché i conflitti si vincono innanzi tutto sul piano psicologico, prima ancora su quello dello scontro fisico; e questa è precisamente la tattica usata con successo dall’Islam negli ultimi anni, nei confronti del mondo intero: intimidire con gli attentati terroristici, con i disordini nelle banlieu francesi, con gli stupri vigliacchi ai danni delle nostre donne, in modo da strappare sempre più concessioni per i milioni di immigrati islamici che hanno invaso l’Occidente. Ma la guerra psicologica più sottile si può fare anche con gesti apparentemente pacifici, che però in realtà sono una dimostrazione di forza e di supremazia tale da ingenerare la sensazione di non avere più scampo. E, al di là dell’indiscutibile arroganza dimostrata dagli islamici, è precisamente questo il messaggio sottinteso alla costruzione di una moschea in un luogo dalla fortissima valenza simbolica come Ground Zero: “Se riusciamo a costruire QUI il nostro luogo di culto, abbiamo già vinto!” Il fatto che Grande Capo “Voce Tonante” Obama non riesca (o non voglia) vedere questa logica così elementare, dovrebbe essere motivo di grande apprensione per gli elettori americani, che tanta fiducia hanno riposto nel primo Presidente negro della storia. Da New York spostiamoci in un paesaggio completamente diverso, in Italia, tra le dolci colline del Chianti. Ma anche qui scopriremo che la minaccia che incombe è la stessa, perché la logica che ha guidato alla richiesta di una moschea a Ground Zero è identica a quella che ha spinto i musulmani a richiedere un centro culturale islamico, e quindi futura moschea, a Greve in Chianti. Questa è infatti la cittadina toscana che ha dato i natali alla famiglia di Oriana Fallaci: calpestare la memoria del grande scrittore (come lei stessa amava definirsi), tra i primi a lanciare l’allarme sul pericolo Islam, significa far passare un messaggio di inarrestabilità e dunque di invincibilità. Bene ha fatto la Lega Nord toscana ad opporsi a tale vergognosa iniziativa, raccogliendo le firme tra i cittadini di Greve per un referendum consultivo pro o contro la moschea. E mi conforta sapere che, in una città che ha sempre votato per la sinistra, i “NO” alla moschea sono stati di gran lunga più numerosi dei “SI”, 1402 contro 51, per la precisione. Stesso risultato, qualche mese prima, a Genova, nell’analogo referendum voluto dalla Lega Nord contro la moschea al Lagaccio, quartiere storicamente “rosso”. Segno dunque che anche molti ex compagni si stanno rendendo conto del pericolo rappresentato dall’islamizzazione a ritmi forzati delle nostre terre. Mi piacerebbe che anche a New York, prima di dare il via libera alla costruzione di Cordoba House, venisse indetto un referendum per capire cosa ne pensa la gente dell’abominio di una moschea sul luogo dove i seguaci dell’Islam hanno fatto quasi tremila morti. Altrimenti la tanto decantata democrazia americana subirà uno smacco terribile, tale da rafforzare ulteriormente il senso di vittoriosa impunità dei musulmani. Il messaggio che passerebbe sarebbe in tal caso devastante:“Non solo non riuscite a fermarci, ma non riuscite neppure ad attivare i più elementari meccanismi democratici”.

Tratto da www.congredior.eu

ERCOLINA MILANESI

 

 

Finlandia, paese dei mille laghi

Lunedì 2 Agosto 2010, ore 10.00 del mattino, la sala imbarchi dell’aeroporto di Malpensa è stracolma di vacanzieri, specialmente giovani muniti di zaini e sacchi a pelo in procinto di partire per varie mete mediterranee, capitali europee ed extraeuropee.
Mi avvio verso l’area 9 dove verranno accettati i bagagli del volo Finnair per Helsinki, previsto per le ore 11h30.
Nonostante l’elevato flusso di persone, le operazioni, incluse quelle di controllo di polizia, si svolgono in modo snello e senza intoppi.
Una sosta per un cappuccio e una brioche, uno sguardo alle vetrine del duty-free, l’acquisto di una rivista e mi avvio verso la porta 25 dell’area A per l’imbarco, cosa che avviene puntualmente alle ore 11h00.
L’aereo, un Airbus 319 con circa 140 persone a bordo, è pieno, non c’è un posto libero. Un contrattempo tecnico ci fa ritardare il decollo di circa mezzora. A mezzogiorno, infine, partiamo.
Dopo il decollo il comandante e l’equipaggio ci danno il benvenuto a bordo e ci informano che il volo durerà circa 2 ore e 40 minuti. La rotta prevede di volare in direzione est verso il Lago di Garda, dopodichè in direzione nord sorvolando Innsbruck, la Baviera Orientale, Praga, Danzica, la Costa Baltica, Tallinn ed infine l’arrivo all’aeroporto di Helsinki-Vantaa.
A mezzora dal decollo il personale di bordo distribuisce un panino caldo, una bibita non alcolica a richiesta (le bevande alcoliche si pagano), thé o caffè.
La Finnair avvisa che dal 1° Luglio 2010 i voli al di sotto delle 4 ore di durata non prevedono un pasto caldo cucinato come avveniva in precedenza, ma si ha diritto solo ad uno “snack” (sempre in nome del risparmio). La cosa mi delude un po’, ma pazienza!
Sono seduta ad un posto corridoio, alla mia destra due signore in pensione di Monza che rimarranno ad Helsinki per due giorni dopodichè ripartiranno per Ivalo in aereo (all’estremo nord della Lapponia finlandese, oltre il circolo polare artico) e da lì, in pullman, a Kirkenes (estremo nord della Norvegia, sul confine russo) da dove si imbarcheranno su una nave per una crociera nei fiordi norvegesi che terminerà a Copenhagen in Danimarca. Durata 15 giorni.
Beate loro! Io ho solo 5 giorni a disposizione per visitare quanto più possibile di un paese che mi ha sempre incuriosita.
Tra una chiacchiera e l’altra il tempo vola, l’aereo inizia ad abbassarsi di quota, il comandante annuncia che entro 15 minuti atterreremo. Il tempo a Helsinki è ottimo, la temperatura al suolo è di 29 gradi. Atterrati e sbarcati senza problemi, mi accingo a ritirare il bagaglio sul nastro della sala arrivi. Sono le ore 14h40 ora italiana ma in Finlandia, per via del fuso orario, sono le 15h40.
Esco e finalmente trovo il Sig. Veikko Haverinen, signore finlandese di 68 anni, in pensione, ex dirigente di una società commerciale che distribuisce pezzi di ricambio per officine meccaniche.
Un gigante di un metro e novanta per 110 kili, che mi farà da autista e da accompagnatore, assieme alla moglie, nel mio breve tour finlandese.
Lo conobbi anni fa sul Lago Maggiore dove veniva nel mese di Luglio a trascorrere le vacanze estive con la sua consorte. I coniugi Haverinen hanno due figli, uno di 42 anni che è ufficiale nell’esercito finlandese ed una figlia di 36 anni insegnante di scuola media, entrambi sposati ma che abitano uno nella città di Hamina e l’altra a Tampere.
Dopo i saluti ed il rituale TERVETULOA SUOMI (benvenuta in Finlandia), mi accompagna all’auto e dopo aver caricato i bagagli ci dirigiamo verso casa sua, un piccolo paesino a circa 60 Km. a nord di Helsinki. All’arrivo la moglie Helena mi abbraccia e mi invita a sedermi in giardino, un meraviglioso spazio verde ben curato, cinto di fiori e di betulle, per bere qualcosa di fresco.
Sono ospite a casa loro, una villetta molto carina, in parte in muratura e in parte in legno, a due piani, arredata con gusto e calore, forse per sdrammatizzare i lunghi mesi invernali. Lo scorso inverno sono caduti 150 cm. di neve e la temperatura oscillò per oltre un mese fra i meno 15 e i meno 25 gradi.
Dopo essermi sistemata nella mia stanza e dopo una rapida doccia, scendo in giardino in attesa dell’ora di cena.
Lì cominciamo a parlare del più e del meno. Il dialogo avviene in inglese in quanto tentare un approccio con la lingua finnica è un’impresa impossibile.
Volendo fare un raffronto con l’Italia, chiedo ai miei amici quanto spendono all’anno in luce, acqua, gas e telefono. Mi fanno presente che in Finlandia, con la sola eccezione di alcuni quartieri di Helsinki, nessuno usa il gas per riscaldarsi o per cucinare. Tutti usano l’elettricità o la legna. La Finlandia è un paese autosufficiente dal punto di vista energetico.
E’ in funzione una centrale atomica e si sta discutendo di costruirne un’altra. Le numerose centrali idroelettriche fanno il resto. Gli Haverinen hanno fatto un contratto con l’agenzia elettrica locale e pagano, ogni mese, per 12 mesi all’anno, 93 Euro, quindi con poco più di 1.100 Euro annui si riscaldano e cucinano. Per quanto riguarda l’acqua pagano una media di 45 Euro ogni due mesi.
Decisamente meno caro che da noi. Per quanto concerne il telefono è difficile districarsi nel complesso tariffario delle varie compagnie e non sono riuscita a dare una valutazione precisa, ma credo che anche la bolletta telefonica sia meno cara che da noi.
Chiedo loro a quanto ammonta in media uno stipendio di un operaio finlandese. Il minimo salariale è di Euro 1.200 Euro mensili (dai quali il lavoratore deve detrarre dal 15 al 18%) ed un contratto a termine non può superare i 4 mesi di durata.
Un operaio metalmeccanico con 10 anni di esperienza guadagna 2.000/2.100 Euro mensili (meno il 15-18% di imposta a suo carico). Le tasse sui redditi sfiorano il 50% ma l’evasione fiscale è una fenomeno quasi sconosciuto. In pensione si va a 65 anni, sia uomini che donne. Ci si può andare anche a 62 o a 60 anni ma, in questo caso, la quota pensionistica mensile si riduce in proporzione.
L’assistenza sanitaria è di rimordine, sia per i malati che per gli anziani nelle case di riposo o a domicilio. Il sistema sanitario finlandese ha uno dei più alti standard al mondo (assieme ai “colleghi” svedesi, norvegesi e danesi). La Finlandia, ad esempio, detiene il più basso tasso al mondo di mortalità infantile. Questo paese ha anche altri record: ha il tasso di alfabetizzazione del 100% ed è ai primi posti per il tasso d’acquisto di libri e quotidiani pro-capite.
La scuola dell’obbligo inizia all’età di 7 anni e prevede 9 anni di frequenza divisi in un primo ciclo di 6 anni ed un secondo ciclo di 3.
La scuola è totalmente gratuita, gratuiti sono i libri di testo e tutti gli accessori ed i materiali didattici, gratuito è il pasto ed il trasporto per distanze superiori ai 5 km.
In Finlandia vi sono ben 20 università, gratuite in quanto gestite e finanziate dallo stato. L’accesso avviene tramite esame di selezione. In genere l’anno scolastico termina a fine Maggio ed inizia nella prima decade di Agosto. Il periodo delle ferie è Luglio.
Politicamente è una repubblica democratica a rappresentanza parlamentare con un sistema di governo semi-presidenziale ed un sistema multipartitico. Il Primo Ministro è una giovane donna di 42 anni, Mari Kiviniemi, del Partito di Centro. Il Presidente della Repubblica è una signora di 67 anni, Tarja Halonen, del Partito Socialdemocratico.
La Finlandia acquisisce la propria indipendenza il 6 Dicembre 1917 dopo essere stata un granducato autonomo collegato all’impero russo dal 1809 quando fu conquistata dallo Zar Alessandro I°.
Prima ancora fece parte del Regno di Svezia per molti secoli.
Lo svedese è infatti la seconda lingua parlata nel paese, in particolare nella sua parte orientale.
Molti nomi di città e paesi sono indicati in doppia lingua: finlandese e svedese.
Qui un esempio:

NOME FINLANDESE DELLA CITTA'    NOME SVEDESE

Helsinki - Helsingfors
Turku - Abo
Pori - Bjoerneborg
Tampere - Tammerfors
Parainen - Pargas
Pietarsaari - Jakobstad
Kokkola - Karleby

Dopo le vicissitudini della Seconda Guerra Mondiale, che ha visto la Finlandia simpatizzare per la Germania Nazionalsocialista in funzione anti-sovietica, tramite l’uomo forte dell’epoca il Maresciallo Mannerheim, il paese entrò a far parte dei paesi dell’EFTA (European Free Trade Association), ossia: Associazione Europea di Libero Scambio, fondata nel 1960 per quegli stati (una decina) che per motivi politici o strategici non potevano o non volevano entrare nella Comunità Economica Europea, come Svezia, Austria, Islanda, Norvegia e altri. Oggi l’EFTA è obsoleta e non ha più alcun valore politico o commerciale.
La situazione politica finlandese, mi dicono i coniugi Haverinen, è stata spesso caratterizzata da turbolenze politiche interne anche se i giornali europei non ne hanno quasi mai parlato. Il periodo di maggior stabilità fu durante il governo di Urho Kekkonen, del Partito di Centro, in carica dal 1956 al 1981, considerato un vero e proprio padre della nazione. Un politico che seppe dare un decisivo impulso all’economia del paese restando sapientemente in equilibrio tra Unione Sovietica e Occidente filo-atlantico e facendo affari con entrambi.
Lasciamo questi discorsi di cultura generale per metterci a tavola. La signora Helena mi ha preparato un meraviglioso salmone al forno con contorno di verdure e legumi vari, il tutto innaffiato da un vino bianco australiano (di cui non ricordo il nome) ma ottimo. Per finire un dolce alla panna con frutti di bosco, un caffé (beh, si fa per dire. Niente che assomigli al nostro italico caffè!) e come digestivo un bicchierino di Mesimarja, liquore dolce fatto con lampone artico, una bacca che proviene da una pianta arbustiva della famiglia delle rosacee.
Si sta facendo tardi, ma fuori è ancora chiaro. Non c’è più il cosidetto “sole a mezzanotte” in quanto il periodo va da fine Maggio a inizi Luglio, però non c’è ancora una vera e propria notte buia, almeno fino alla fine di Settembre/inizi di Ottobre. Questo perché ci troviamo al sud della Finlandia, mentre all’estremo nord il fenomeno è ancora visibile.
Dopo una notte tranquilla e di assoluto riposo, all’indomani partiamo per Helsinki, città che sfiora i 600.000 abitanti, ma se aggiungiamo la cintura urbana composta dalle città-satellite di Espoo e Vantaa si arriva a toccare il milione di persone, su una popolazione totale di circa 5.300.000 abitanti sparsi su un territorio di circa 340.000 Km quadrati (circa il 15% più vasta dell’Italia). E’ forse il paese con la più alta concentrazione di laghi al mondo rispetto all’estensione del suo territorio. La superficie totale dei suoi laghi pare corrisponda alla metà della superficie totale del paese. Helsinki è una città pulita e ordinata con molti spazi verdi. Il centro è moderno ma con la presenza di vecchi palazzi restaurati e chiese luterane. Il porto è una delle zone più tipiche. Da lì partono enormi navi che effettuano crociere sul Baltico e sul Golfo di Botnia. Vi sono imbarchi giornalieri su aliscafi e traghetti diretti a Tallinn, in Estonia ma anche per i porti di Kiel, Travemuende e Lubecca in Germania.
A ridosso del porto vi è una zona rinomata per i suoi ristoranti, mentre la strada che dal porto rasentando la costa va verso ovest, attraversa una magnifica zona residenziale fatta di ville color pastello e giardini fioriti che tolgono il fiato.
La città è trafficata ma non è caotica, le strade sono molto ampie e il traffico scorre in modo fluido.
A circa 50 Km a est della capitale attraversiamo Porvoo, una cittadina ridente nota per la sua parte antica con vecchie case e chiese restaurate nello stile del 19° secolo. Un centinaio di kilometri più avanti troviamo Hamina nota per i suoi concerti rock estivi che richiamano tantissimi giovani anche dall’estero.
Ci dirigiamo per un altro centinaio di kilometri più a est, verso la città di Lappeenranta (Villmanstrand in svedese) a circa 20 Km dal confine russo. Una ridente cittadina di circa 70.000 abitanti su un meraviglioso lago, il cui nome è Saimaa, dal quale, mi dicono, si può partire con un battello ed attraversando i numerosi laghi e canali navigabili si arriva fino in territorio sovietico. Alloggiamo all’hotel Scandic, a 200 metri dal lago.
Era uno snodo commerciale fin dal Medio Evo. Fece parte della Russia a partire dal 1743 e ritornò ad essere finlandese solo nel 1917.
Monumenti da vedere sono una chiesa ortodossa del 1785 posta su una collina dove sorgeva una fortezza che dominava il lago, e una chiesa lappone del 1794.
La serata sul lago fu meravigliosa. Battelli e velieri ancorati al porto e adibiti a ristoranti, bar e pub.
Un lungolago che si estendeva per oltre un kilometro con un alta densità di piccoli ristorantini.
Nella piazzetta del porto un orchestra che suonava e tanta gente che si attardava godendosi questo caldo estivo un po’ atipico per queste latitudini.
Ci fermiamo in un ristorante con veranda. Ceniamo all’esterno. Come menù scelgo la carne di renna cotta nel vino rosso con l’immancabile contorno di verdure e patate lesse. Un piatto ottimo e gustoso, accompagnato da un vino rosso argentino (vitigno Shiraz).
Il conto fu abbastanza salato, 125 Euro per tre persone. Solo il vino costava 32 Euro. Gli alcoolici sono molto cari in Finlandia perché gravati di una forte tassa governativa. Basti pensare che un bicchierino di Cognac francese costa ben 12 Euro, contro i 4 o 5 Euro che si pagano in Italia.
Alla fine della serata saliamo su un veliero adibito a bar, ci beviamo una birra ed assistiamo ai fuochi artificiali sul lago, di una bellezza estrema.
Verso la mezzanotte e mezzo rientriamo in hotel.
Al mattino seguente, Mercoledì 4 Agosto, dopo una buona colazione al buffet dell’hotel partiamo per Savonlinna, circa 160 Km. più a nord. Piccola cittadina di circa 30.000 abitanti, molto carina e, manco a dirlo, su un meraviglioso lago in mezzo a stupendi boschi di abeti e betulle.
La città è famosa per il suo castello e le sue rappresentazioni teatrali estive dedicate ai maggiori compositori e maestri della musica mondiale.
Da Savonlinna ripartiamo per Jyvaeskyla, a circa 200 Km. verso ovest. Città di circa 80.000 abitanti situata nel centro della Finlandia lacustre, cioè quella con la più alta densità di laghi,.
E’ una città moderna e ordinata con un centro fatto di case del 19° secolo ristrutturate e ben curate.
Il centro è caratterizzato da un ampia zona pedonale costellata di trattorie, birrerie e negozi..
La città fu fondata nel 1837, possiede il più antico liceo di lingua finlandese e la prima scuola per insegnanti fondata nel 1863. Jyvaeskyla è anche un attivo centro industriale dove vi si lavorano legno, carta, fiammiferi e calzature. Vi è pure una fabbrica di armi.
Anche qui alloggiamo all’hotel Scandic. I signori Haverinen hanno infatti una carta di frequenza su questa catena di alberghi e possono usufruire di sconti fino al 30% sui pernottamenti.
Ceniamo in un ristorante molto carino con solo una quarantina di posti a sedere. Anche qui il conto è salato ma i piatti erano squisiti quindi non ci lamentiamo.
Facciamo una passeggiata per la città, è una serata calda e umida, ci fermiamo a gustare un gelato.
Attorno alla mezzanotte rientriamo.
Prima di addormentarmi guardo un po’ di TV, niente di particolare, non vi sono programmi RAI o MEDIASET e pertanto arrivo sul canale della BBC inglese che parla della tremenda situazione in Russia ed in particolare a Mosca a causa degli incendi boschivi provocati da un eccezionale ondata di calore che i russi non ricordano (Mosca è costantemente oltre i 35 Gradi ed ha toccato i 42).
Al mattino di Giovedì 5 Agosto mi sveglio attorno alle ore 07.00 e sento un rumore contro la finestra della camera.
Sposto le spesse tende che consentono di creare il buio in camera quando fuori la luce estiva non lo consentirebbe e cosa vedo? La pioggia cade forte e intensa, la cosa mi avvilisce e mi delude.
Prevedo una giornata lunga e monotona alla quale però non ci sono alternative.
Partiamo attorno alle ore 08h30, ci dirigiamo verso ovest in direzione della città di Pori, a circa 270 Km., sulla costa che da sul Golfo di Botnia e che guarda verso la Svezia.
Il maltempo ci lascia ogni tanto uno squarcio e ne approfittiamo, lungo la strada, per fare sosta sulle rive di alcuni laghi alimentati da torrenti nei quali si possono pescare salmoni e trote salmonate.
La quiete è assoluta, il relax è totale. Certo è che vivere da queste parti non è facile, l’amenità si trasforma dopo qualche giorno in noia estrema. I centri urbani si diradano, incontriamo piccole frazioncine o case isolate e mi chiedo come si possa vivere in quei luoghi per i lunghi e freddi mesi invernali. Eppure si può visto che la gente ci vive!
Sostiamo a fare rifornimento all’auto in una stazione di servizio dotata anche di supermarket e ristorante self-service. Il diesel, a seconda delle compagnie distributrici, costa da 1,10 a 1,15 Euro al litro (meno che in Italia), mentre la benzina va da 1,42 a 1,49 Euro al Litro (un po’ più cara che da noi). Finora abbiamo percorso solo un breve tratto autostradale (gratis) che è quello che da Helsinki ci portava verso l’est del paese. Per il resto solo strade statali o tratti di superstrade abbastanza recenti. La condizione delle strade è eccellente, nastri d’asfalto ampi, diritti, sempre in mezzo all’eterno verde e agli eterni laghi. I limiti di velocità sono 120 kilometri orari sulle autostrade (le poche che esistono), per il resto è un continuo alternarsi di limiti che vanno da 60 a 100 kilometri orari a seconda del luogo. Le strade finlandesi sono disseminate di apparecchiature fotografiche montate su un palo di ferro, munite di due occhi, uno con la luce gialla che avverte se il mezzo va oltre il limite consentito per dare il tempo all’autista di rallentare, se ciò non avviene si accende il secondo occhio con una luce bianca e fa la foto al veicolo, targa inclusa. L’esistenza di queste apparecchiature sono segnalate qualche kilometro prima della loro ubicazione.
La multa è proporzionale all’infrazione effettuata ma l’entità della contravvenzione, e qui sta la grande novità di cui non avevo mai sentito parlare, sta nel fatto che, a parità di infrazione, non tutte le persone pagano lo stesso importo. L’entità dell’importo dipende dal reddito annuo della persona al volante. Se sei ricco paghi di più, se sei meno ricco paghi di meno. Questo avviene perché la polizia, tramite il codice fiscale del guidatore, accede immediatamente via computer alla denuncia dei redditi di quest’ultimo e dopodichè, seguendo una scaletta di calcolo, commina la multa diciamo così “personalizzata”.
Ve lo immaginate in Italia la polizia municipale, la polizia stradale o i carabinieri che accedono alle nostre dichiarazioni dei redditi per valutare l’importo della contravvenzione? Scoppierebbe come minimo una guerra civile in nome dei diritti civili, privacy e quant’altro!!
Per loro è una cosa normale e giusta. Nessuno si lamenta e nessuno protesta.
Dopo tre di queste multe c’è il ritiro della patente da tre a sei mesi. Le autorità finlandesi stanno però pensando di introdurre il sistema della patente a punti come in Italia.
Attraversiamo zone agricole destinate all’allevamento, oppure destinate alla raccolta di orzo e avena (la cui mietitura avviene proprio nel mese di Agosto). Vi sono anche molti ettari coltivati a fragole e patate.
Nel primo pomeriggio arriviamo a Pori, città di circa 100.000 abitanti. Fondata nel Medioevo ha una particolarità: a causa di un movimento del suolo che l’allontana dal mare, è stata spostata per ben tre volte. Il sito attuale risale al 1558. Nella prima metà dell’ottocento subì ben due incendi.
La città è dotata di numerosi parchi e impianti sportivi. I maggiori punti di interesse culturale sono il museo, la biblioteca municipale e il Museo Satakunta. Vi è anche un porto fluviale, formato dal fiume Kokemaen, uitilizzato per il trasporto del legname. Pori ha inoltre cantieri navali, officine meccaniche e metallurgiche, stabilimenti per la produzione di pasta di legno e cellulosa. Ha inoltre il record di avere la più grande emittente radio del paese. Inoltre la città ospita tutti gli anni, ad Agosto uno dei più importanti concerti rock del paese. Quest’anno è previsto per Sabato 7 Agosto, ma, personalmente, questo genere di musica non mi attrae e non fa per me.
Anche a Pori alloggiamo all’hotel Scandic. La sera ceniamo in un ristorante dove i coniugi Haverinen vengono da anni. Si mangia un ottimo pollo, carne di maiale e pesce.
Anche qui però i prezzi non sono scontati ma ormai sono abituata e me ne faccio una ragione.
La pioggia cade meno forte e le previsioni mettono bel tempo per il giorno dopo. La cosa mi fa tirare un respiro di sollievo.
Il mattino dopo, Venerdì 6 Agosto, partiamo in direzione sud, verso Turku, a circa 140 kilometri da Pori. Turku, circa 290.000 abitanti, è la più antica città finlandese e fu anche la prima fortezza svedese, quando la Finlandia faceva parte del Regno di Svezia. La città cadde due volte nelle mani dei russi nel corso del 1700 durante le guerre russo-svedesi. Dal 1809 al 1812 fu la capitale della Finlandia ma nel 1812 lo divenne Helsinki dallo Zar Alessandro I° di Russia.
Turku ha diversi monumenti, un castello del XIII° secolo, una cattedrale, una chiesa ortodossa, nonché originali antiche abitazioni in legno, risparmiate dall’incendio che la distrusse quasi completamente nel 1827. Una città culturalmente molto attiva, ricca di teatri, biblioteche, sale concerti (molte dedicate al “Verdi” finlandese, cioè il musicista Sibelius (1865-1957).
La zona portuale di Turku, oltre ad essere un vivace punto di scambio commerciale per tutta l’area scandinava, include uno dei più importanti cantieri al mondo per la costruzioni di navi transatlantiche da crociera.
E’ quasi mezzogiorno e dobbiamo avviarci verso l’aeroporto di Helsinki dove mi aspetta in volo di ritorno Finnair per Milano Malpensa alle ore 16.05
Il tratto Turku-Helsinki, di circa 165 kilometri, è tutto autostradale. Il traffico è minimo e alle 14h00 arriviamo all’aeroporto.
Saluto e ringrazio con un “KIITOS” (grazie) e un “NAEKEMIIN” (arrivederci) caloroso i miei accompagnatori, così gentili e premurosi e li invito ospiti a casa mia alla prima occasione che avranno di venire in Italia.
Imbarco il mio bagaglio, passo il controllo della polizia finlandese e mi avvio al noto negozio della catena alimentare Stockmann, suggeritomi dalla signora Helena, dove posso comperare pezzi sottovuoto di salmone affumicato ad un prezzo relativamente modico da regalare ad amici o semplicemente da gustare in casa mia e il cui gusto farà riaffiorare tutti i ricordi di questo breve ma meraviglioso ed intenso reportage.

ERCOLINA MILANESI

   
   

E' SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE GLI ARTICOLI, ANCHE PARZIALMENTE, DI ERCOLINA MILANESI SENZA CITARE L'AUTRICE E IL PRESENTE SITO. IN CASO DI ABUSO SI PROVVEDERA' A QUERELA.


contatore visite

web master